Che fino a un anno fa una pandemia fosse l’ultima delle nostre preoccupazioni, che l’idea di dover mettere una mascherina per uscire fosse assolutamente inimmaginabile, che la scuola online non fosse neanche stata pensata, è incredibile. Siamo entrati in una fase anomala nella Storia e stiamo reagendo di conseguenza. Se nel primo lockdown c’era speranza di riuscire a uscirne presto, la seconda quarantena sta mettendo il mondo a dura  prova per diversi aspetti. Sul piano economico c’è una grande crisi che si sta manifestando nell’aumento del divario tra ricchi e poveri. Sul piano, potremmo dire, politico, si ha una polarizzazione delle diverse parti, nel tentativo di trovare un governo forte e anche in un certo senso radicale. Ma forse i danni che sono più facilmente percepibili sono quelli sul piano psicologico e sociale. Rimanere chiusi in casa per tanti mesi ci sta facendo vivere in una realtà surreale in cui il tempo scorre veloce anche se sembra che tutto rimanga fermo. Aspirazioni, progetti, sogni per il futuro sono in bilico, se non del tutto distrutti. Viviamo senza realmente vivere e questo ovviamente ci rende fragili, scoraggiati e anche più soli. Ora che le comunicazioni sono tutte attraverso lo schermo, sarà difficile tornare a interagire dal vivo. A tutto ciò si aggiungono anche la paura e il lutto.

Dunque il Covid sta recando con sé molti danni oltre al problema sanitario. L’unica luce di speranza a cui si può forse guardare, è l’idea che forse questa quarantena ci possa insegnare qualcosa: ad apprezzare ciò che abbiamo; i ragazzi, ad esempio, disprezzeranno meno l’idea di dover andare a scuola e riusciranno forse a vederla come un diritto e non solo come un dovere, e a non rimandare ciò che si può fare oggi, perché non si sa mai ciò che potrà accadere domani. 

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