A tutti piacciono le sorprese, si sa. Ma quando la sorpresa è una pandemia globale che ha colpito tutto il mondo, che continua a mietere vittime e che si ricrea in nuove forme, non è cosa gradita. Questo virus ci ha portato una ventata di cambiamenti. Siamo dovuti stare a casa per svariati mesi, e non eravamo abituati. Ora dovremo passare un Natale completamente diverso da come ce lo saremmo mai immaginato. A casa propria, lontani dai propri cari per paura di non ammalare loro e noi stessi. Il metodo di lavoro di molti è cambiato con lo smart working. Ma una delle cose più penalizzate e discusse in questo periodo è indubbiamente la scuola. Le lezioni in presenza si sono fermate, per ovvie ragioni, a inizio marzo (dipende dalla zona), per poi riprendere, parzialmente o totalmente a settembre, con un nuovo anno scolastico. Purtroppo gli istituti superiori hanno dovuto chiudere le porte agli studenti un’altra volta a inizio novembre. Non sappiamo di preciso quando riprenderanno le lezioni in presenza, ma quello che sappiamo è che finchè non si tornerà fisicamente a scuola, si dovrà continuare con la didattica a distanza. 

La didattica a distanza, o meglio, didattica digitale integrata, è un metodo innovativo che permette agli scolari di seguire le lezioni direttamente dal proprio dispositivo. I professori creano queste aule virtuali dove gli studenti si connettono, e tramite la webcam e il microfono, partecipano alla discussione. Questo metodo di lavoro è stato utilizzato dalle scuole elementari, medie e superiori durante il primo picco della pandemia, e viene utilizzato tuttora dagli istituti superiori. Questo metodo però “non è tutto rosa e fiori”, come si suol dire, perché presenta ostacoli di vario genere. Innanzitutto capita spesso che ci siano problemi di connessione, e che gli studenti non riescano a seguire al meglio le lezioni. Infatti una delle difficoltà maggiori è il non capire bene gli argomenti trattati. 

Fino a poco meno di un anno fa, il bello di andare a scuola per noi studenti era il rivedere i compagni, il prendere dei bei voti, le ricreazioni, le lunghe chiacchierate con gli amici, le discussioni in classe, e anche l’imparare cose nuove. L’andare a scuola era un mix di emozioni, non sapevi mai cosa ti aspettava. C’era la gioia di prendere un bel voto, la paura per una verifica, la tristezza per essere andato male ad un’interrogazione, l’allegria di stare con i propri amici. Perché sono queste le cose che ci fanno crescere. Ora tutto ciò non c’è più, non ci sono più quelle emozioni. Magari c’è la rabbia perché la connessione o il computer hanno smesso di funzionare, e non si riesce a partecipare alle lezioni. Tutto è cambiato, se prima la scuola era la gioia, il passatempo per una buona parte dei ragazzi, ora è semplicemente un mucchio di codici e link per accedere alle lezioni, e trascorrere la mattinata davanti ad uno schermo fissando il professore che spiega.

Questo è solo uno dei cambiamenti più importanti portatoci dal coronavirus. E siamo in molti, tra studenti, docenti, dirigenti scolastici e personale ATA, a sperare che questo cambiamento, che questa rivoluzione del fare scuola, sia temporanea, e che una volta finita questa sgradevole e ripugnante situazione, potremo ritornare sui banchi a seguire le lezioni come si deve.

                                                                                                                    Davide Santacà

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