A Torino, durante la primavera del 2018, una ragazza di allora venti anni è stata vittima di un caso di revenge porn. Il suo ex fidanzato ha cioè condiviso materiale pornografico che la ritraeva, senza il suo consenso.

Fino a qui sembrerebbe un caso come un altro di una persona che compie un reato e che viola la privacy e i diritti di un altro individuo; ma non finisce qui.

Il motivo che ha reso questo caso virale è il fatto che la ragazza, vittima di un reato grave, sia stata giudicata negativamente e attaccata da molte persone, fino a perdere il suo lavoro come maestra d’asilo. È stata, infatti, licenziata dalla preside della sua scuola, dopo che alcune madri di suoi studenti, le hanno messo forti pressioni per agire in tal senso.

Riflettendoci su però, colpevolizzare e licenziare una donna vittima di revenge porn, la cui persona è stata già gravemente colpita emotivamente, equivarrebbe a licenziare e insultare una donna, o un uomo, che, a seguito di un’aggressione, si ritroverebbe con il volto sfigurato, poiché brutta.

Allora perché non avviene lo stesso? Come possiamo trovare una spiegazione logica ad un fatto così illogico?

Una spiegazione in realtà ci sarebbe, la differenza sostanziale è che nel primo caso, al contrario del secondo, si parla di sessualità, un argomento che ancora oggi in Italia ha i suoi tabù e i suoi lati oscuri.

Mentre nel caso della donna sfigurata si verificherebbe una reazione solidale da parte della società, che proverebbe compassione per lei, condannando di fatto l’aggressore; nel primo caso invece la vittima appare agli occhi dei più come la vera colpevole, come se il suo ex fidanzato non avesse fatto niente di male, visto che era stata lei in primis a farsi quelle foto.

La causa di ciò, come già detto, è la mentalità che molti di noi hanno riguardo la sessualità, di come percepiamo i corpi altrui, soprattutto quelli femminili. Le leggi sono cambiate, adesso, al contrario di qualche anno fa, ce ne sono alcune apposite che tutelano i diritti degli individui in questo senso. L’ostacolo che però rimane, è quello, molto più difficile da superare, della mentalità comune. Il Mondo non cambia se noi non vogliamo cambiare, non bastano leggi giuste, serve anche qualcuno che le rispetti e c’è anche bisogno che la gente cominci a riflettere di più e ha comprendere come non ci sia niente di male nel mandare, come in questo caso, foto intime al proprio partner, in quanto ognuno fa quello che vuole nel rispetto delle libertà e nella privacy altrui, ed è quindi colpa del partner se decide di condividere senza alcun consenso queste foto.

Una soluzione a questo problema potrebbe sicuramente risiedere nell’educazione, in molti altri paesi del mondo a scuola c’è l’ora dell’educazione sessuale, in Italia no. Bisognerebbe cominciare a sensibilizzare le persone su questo argomento sin da piccole, in modo che nel futuro si crei una società migliore, nella quale i corpi non sono oggetti e le libertà personali possono venire esercitate senza giudizi negativi da parte di nessuno.

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