Con l’espressione inglese “revenge porn” (vendetta porno) si tende a indicare la diffusione illecita di immagini o di video di carattere sessuale. Un tale atteggiamento, anche in Italia, dal 9 agosto del 2019, costituisce un reato. La definizione stessa del comportamento, sottolinea chiaramente come alla base di queste azioni ci sia una voglia incontrollata di vendetta. Il provvedimento penale è stato introdotto proprio allo scopo di contrastare l’ormai troppo diffusa “moda” di diffondere contenuti multimediali hard realizzati con il consenso di entrambe le parti, ma che, in seguito, vengono diffuse senza nessuna autorizzazione del partner, andando così a ledere la privacy, la reputazione e la dignità delle vittime. Purtroppo però la maggior parte di esse è di sesso femminile: il revenge porno affonda difatti le sue radici nella cultura dello stupro, l’insieme cioè di credenze che incoraggiano l’aggressività sessuale e appoggia la violenza contro le donne, a volte anche fino allo stupro stesso. Recentemente nel nostro Paese si è tornati a parlare molto di questo reato, soprattutto in seguito a quanto accaduto a Torino, dove una maestra d’asilo è stata licenziata e, come se non bastasse, anche travolta da paura e angoscia dopo che il suo ex fidanzato ha pubblicato sulla chat del calcetto alcune sue foto e video osè. In una simile circostanza, un ulteriore atto terrificante commesso contro la vittima è che le altre donne coinvolte nella storia, non solo non si sono schierate dalla parte della maestra, ma l’hanno discriminata e umiliata; la sua preside, ad esempio, l’avrebbe spinta al licenziamento. La cosa che trovo davvero assurda è che ancor oggi ci sia una mentalità così retrograda verso queste circostanze, che vengono ancora considerate come un tabù. A mio modo di vedere, donna o uomo che sia, si deve avere il diritto di vivere la propria intimità senza timore, e che in caso di rottura, ciò che avvenuto in passato debba essere protetto e tenuto segreto per il bene del mandante, il quale, è bene ricordare, è sempre un essere umano, e non un giocattolo con cui divertirsi con gli amici.

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