A causa degli ultimi avvenimenti accaduti a Torino è ritornato in auge il tema del revenge porn. Ma che cosa significa revenge porn?

Revenge porn o revenge pornography (traducibile in lingua italiana in vendetta porno o pornovendetta) si riferisce all’atto di un partner o ex partner che distribuisce intenzionalmente immagini o video di natura sessuale dell’altra persona della coppia. È inutile dire che vengono pubblicati senza il consenso degli interessati e nella maggior parte dei casi accompagnati da riferimenti e informazioni che permettono di individuare con precisione la vittima esponendola al pubblico ludibrio. Il revenge porn è una vera e propria molestia online con conseguenze devastanti per le vittime. Conseguenze che possono portare anche al suicidio come nel caso di Tiziana Cantone la quale ha deciso di suicidarsi a causa della presenza di alcuni suoi video online.

Molto ha fatto e sta facendo discutere il caso della maestra di Torino. La ragazza è stata costretta a dimettersi dalla scuola materna nella quale insegnava sotto minaccia della direttrice, la preside, infatti, dopo aver ricevuto delle segnalazioni da parte di alcune mamme del fatto che la maestra era protagonista di alcuni video porno, che erano stati diffusi a sua insaputa dall’ex ragazzo, si è subito mossa per farla licenziare. La povera maestra oltre ad essere stata diffamata, aver visto violata la propria privacy e subito un danno psicologico ha pure perso il lavoro. Ciò che infatti ha sorpreso è che la maestra, invece di essere aiutata e protetta, è stata attaccata come se fosse colpevole.

In Italia solo di recente è stata introdotta una disciplina specifica sul revenge porn. All’interno del cosiddetto Codice Rosso, in vigore dal 9 agosto 2019, è stato inserito il nuovo art. 612 – ter c.p., “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. La pena prevista è la reclusione da uno a sei anni e la multa da euro 5.000 a 15.000 euro.

Per sensibilizzare i ragazzi su questo argomento, che in Italia è ancora un tabù, bisognerebbe partire direttamente dalle scuole con corsi che potrebbero diventare un momento formativo importante per la trasmissione di esperienze, testimonianze e conoscenze ad ampio raggio di fatti nei quali molti giovani si potrebbero trovare coinvolti sia in qualità di vittime che di carnefici.

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