In questo periodo si sente parlare spesso dell’esperienza traumatica vissuta dalla giovane maestra che lavorava in un asilo, e dico lavorava perché dopo questo fatto la dirigente dell’asilo ha pensato di licenziarla per non intaccarel’immagine dell’estituto educativo e così come Ponzio Pilato se ne è letteralmente lavata le mani. Quindi la maestra oltre che doversi subire tutte le offese sui social, che avrebbero parlato e commentato a non finire sull’argomento, l’umiliazione ulteriore che ha dovuto affrontare è stata il licenziamento.La sua immagine ne è uscita a pezzi: è diventata una una poco di buono per la gente. Questa vicenda conferma il fatto che la società preferisce prendersela con le donne invece che con la persona che ha fatto girare le foto, perchè chi verrà sempre giudicata e lasciata da sola sarà la maestra non l’uomo che ha agito contro di lei dietro le quinte e di cui lei un tempo si fidava. Di una cosa mi stupisco profondamente, ovvero che le persone che la conoscevano abbiano preferito accusarla invece di aiutarla a difendersi. E’ difficile affrontare questa situazione da soli senza avere qualcuno che ti sostenga e che ti rassicuri. Questa esperienza, come quella vissuta da molte altre donne, esemplifica la questione del Revenge Porn cioè quel reato per cui si condividono immagini o video spinti, privati, senza in consenso di chi è coinvolto. Il 9 agosto del 2019 è’ stata introdotta una legge contro il Revenge Porn chiamata “Codice Rosso”, che punisce chi mette in rete immagini o video che non sono stati autorizzati dalla persona che compare in primo piano, tutelando in questo modo le donne che sono spesso vittime di questo abuso. Le pene previste sono l’ergastolo per chi provoca la morte della vittima, una detenzione da 1 a 6 anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro per la diffusione di immagini e video senza consenso, la costrizione al matrimonio comporta invece una reclusione da 1 a 5 anni.

 

La nostra privacy è molto importante e preziosa quindi cerchiamo di tutelarla non mandando immagini o video spinti, neanche alle persone di cui ci fidiamo o al nostro fidanzato perchè è facile al giorno d’oggi spingere un bottone mostrando le foto altrui al mondo intero. Vorrei con questo mio scritto, come tanti altri hanno fatto, far capire quanto la situazione sia grave, soprattutto se si tratta di noi donne che in alcuni aspetti siamo più fragili e abbiamo bisogno di essere tutelate. Spesso queste esperienze si sono concluse con un suicidio da parte della vittima; per far in modo che  questo non accada dobbiamo cambiare la nostra mentalità, ovvero dobbiamo smetterla di pensare che le donne debbano essere sottomesse agli uomini e considerate come oggetti. So che è molto difficile da fare e forse che si impiegherà tanto tempo, ma sono sicura che solo così sì salveranno molte donne o ragazze da questa situazione. Vorrei concludere con una domanda che mi faccio e che vi faccio: ”Quanto tempo vogliamo aspettare per cambiare questa situazione? Quante altre morti vogliamo contare?”Non serve solo fare una legge contro la violenza sulle donne, occorre anche che tutti si applichino e che la rispettino prima che sia troppo tardi e che la situazione degeneri.

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