È privilegio dei bambini quello di riuscire ancora a sognare, senza pregiudizi e cattiverie; senza odio o disuguaglianza. L’immaginazione è riuscire a vedere qualcosa di più grande ed a costruire da lì, nella semplicità della normalità, un futuro luminoso e di speranza. Io vorrei avere la mente di un bambino certe volte. Mi chiedo spesso cosa si prova nel ricominciare tutto da capo: tutte le insicurezze, tutti i timori, tutte le cose brutte che ti sono successe e che vorresti poter dimenticare, sparite come per magia. Per un giorno farei a cambio, per un giorno mi lascerai mio passato alle spalle; purtroppo o per fortuna però il giorno seguente sceglierei comunque di tenerle con me. La storia, la vita, ci insegna come si impara di più delle cose che vanno storte, che non dai successi: non si può dire veramente di aver vissuto se non si è mai caduti. Sono queste esperienze che fanno sì che una persona si realizzi; una volta che prende consapevolezza di se stessa e capisce cosa vuole e cosa può fare; arriva per tutti prima o poi il momento di decidere: c’è chi continua a sperare contro tutto e contro tutti, c’è chi si arrende alle voci degli invidiosi. Uno degli esempi più grandi che giungono la mia mente riguarda la tennista più forte di tutti i tempi: Serena Williams. In quanto giovane donna afroamericana di colore, nessuno si sarebbe mai aspettato che avesse sognato così in grande. Per alcuni era anche snervante e fastidioso che una piccola ragazzina nera ambisse o anche solo pensasse a stringere tra le mani le Coppe dei tornei più importanti. Tutti la scoraggiavano: a nessuno piace chi vince troppo. Tutti credevano che non avrebbe avuto speranza, o forse lo temevano e per questo hanno provato a fermarla. Potremmo ripeterlo all’infinito: il mondo e fatto per uomini. Dove nel suo sport, ma anche in generale, non sono le donne non contano quanto loro, ma dove quelle di colore sono quasi inesistenti; ci vuole un carattere forte, estremamente sicuro di se e con una repulsione al farsi mettere i piedi in testa. questo era il suo carattere. Qualche volta qualcuno si dimentica da dove viene e considera il suo lottare, così volutivo, granitico e risonante, più semplicemente, forte, per un qualcosa di sbagliato: la definiscono cocciuta, troppo intraprendente, magari anche troppo altezzosa o arrogante sul campo; mentre in realtà cerca solo di difendere quella cosa per cui ha lottato per tutta la vita. Le sue grida riecheggiano nei campi vuoti e mettono paura, esattamente come ne mette un leone che ruggisce dalla distanza alla vista di una gazzella succulenta. La verità e che guardarla giocare è simile a vedere un predatore all’opera, divorando; non c’è niente di più bello. Passione, energia, amore puro per questo gioco; Serena Williams è e rimarrà per sempre parte della storia non solo come ‘sua maestà della racchetta’ o in inglese: ‘the queen’, ma per tutto quello che ha dimostrato a tutti coloro che non le credevano. Basta guardarla: gli stereotipi si inchinano di fronte alla forza di volontà. Bisogna ricordare che non sarebbe mai stata niente senza un grande sogno. Quante volte il padre, Richard Williams, è stato definito un visionario? Non era facile mettersi nei suoi panni, come non era facile credergli: con tra le mani due piccole bambe con un talento straordinario lui sognava una rivoluzione. E mentre tutto il mondo vedeva due ragazze di colore cercare a tutti i costi, con le unghie e coi denti di vincere un game, lui vedeva le sue figlie, due sorelle, cambiare la storia. E stato lui il centro di tutto, l’origine di tutto; per chi conosce la loro storia, sa di cosa sto parlando. Molto spesso Serena si domanda come ha fatto a diventare l’icona mondiale che è. Se veramente il tennis è stata la sua vocazione allora c’è una spiegazione molto più grande: cosa è successo? Qualcuno lassù ha scelto per Lei e le ha spalancato la strada? O è stata lei, da sola, a sognare? La sua storia ogni volta mi ricorda del destino: non ho ancora ben chiaro se ci credo o no, mi piace credere che ogni cosa accade per una ragione. Penso inoltre che la strada di ognuno non sia per forza la cosa è più facile da immaginare, fermarsi lì ed avere basse aspettative ti porterà all’accontentarti. Ogni singolo uomo ha il diritto di sognare e di credere; per lo meno per poter dire di aver provato. È vero, solamente pochi si realizzano, leggendo lo studio ultimamente ho potuto vedere come è solamente 3% delle persone ci riescono. Ma in fin dei conti realizzarti non significa fare un lavoro dove si guadagnano molti soldi; i soldi sono solamente un bonus, ti permettono di andare avanti e vero, ma la felicità che si prova nel fare ciò che ti piace ti ripaga di qualsiasi sforzo affrontato. Quest’anno compio diciotto anni. Il mondo davanti a me si spalancherà e sarà tempo per me di scoprirlo: quarantamila opportunità di fallire, ma nemmeno una scusa per non provarci. La vita vera, la vita dura comincerà solamente in quel momento; sarò indipendente, nessuno avrà più il dovere di aiutarmi in quanto mi si lascerà il completo controllo sulla mia vita. Sarò io ad assumermi le conseguenze e sarò sempre io a pagare il prezzo delle cattive scelte. Non ho ancora la minima idea su quello che voglio fare dopo; questo ultimo anno di ‘giovinezza’ definirei, dove ancora non sono, relativamente, stressata, in quanto l’unico mio pensiero è la scuola, dovrò vedere e scegliere cosa importante per me: capire se voglio fare qualcosa in questo mondo oppure rivoluzionarlo completamente. Prendere in mano le mie carte, sedere ad un tavolo e sfidare qualsiasi persona si sieda davanti a me. Quando il gioco si fa duro, si comincia a lottare; e quando le carte non sono buone ci si può comunque buttare e provare a bluffare. Provare a vivere sempre come fosse l’ultimo giorno. Perché tutti dicono che si vive solo una volta, quando in realtà, si muore una volta sola!

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