Che la scienza abbia fatto passi da gigante non è un’opinione e non lo è neanche il fatto che decenni fa il futuro, ovvero quello che oggi è il nostro presente, era visto in maniera completamente diversa. Basti pensare al classico esempio del film “Ritorno al futuro – parte II”, ambientato nel 2015, ma uscito nel 1989, che, oltre a una serie di oggetti che ad oggi esistono, immaginava quell’anno con macchine volanti, skateboard senza ruote e scarpe “autoallaccianti”. Se ci sconvolge il fatto che addirittura in un film fantascientifico come questo vi siano delle previsioni che si sono in effetti rivelate veritiere, come per esempio “la tavoletta digitale” per firmare la petizione per salvare l’orologio, i film in 3D o il biocarburante, allora forse non abbiamo mai prestato troppa attenzione ai grandi classici che ci circondano. Pensiamo a “Frankenstein – il moderno Prometeo”, scritto da Mary Shelley nel 1818, che anticipa niente poco di meno che la medicina moderna, la quale come ben sappiamo esegue trapianti di organi vitali senza battere ciglio. Un altro esempio è certo “Il Mondo Nuovo” di Huxley del 1932, che predice la nascita degli antidepressivi molto prima che i dottori iniziassero a studiarli, oppure tutti i romanzi di Jules Verne, che parlano di fantomatici sottomarini, o ancora “1984” di Orwell, risalente al 1948, che ipotizza un governo onnipresente, e infine “Fahrenheit 451” (Gli anni della fenice, nell’edizione italiana) di Bradbury, del 1953, in cui quello che le persone leggono viene strettamente controllato e censurato in ogni minuto della giornata, il che ci ricorda i famosi cookies che accettiamo ogni giorno entrando su qualunque sito Internet. In sostanza quindi, per capire l’attualità non c’è niente di meglio che fare un passo indietro nel tempo, entrare in una polverosa biblioteca e prendere in prestito quei romanzi, letti e riletti, che, alcuni da più di un secolo, altri da meno, si trovano sicuramente su qualche vecchio scaffale e sono pronti a rivelarci tutto quel che sanno.

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