Se il prodotto è gratis, il prodotto siamo noi.

Quanti di noi al giorno d’oggi si servono di applicazioni online grazie alle quali riescono a comunicare con chiunque all’istante. Tutti, praticamente, perché la rete WEB arriva ovunque e con essa anche le app che ci rendono interconnessi. Un qualcosa di grandioso, una novità sensazionale. E per giunta gratuita! Uno dei mezzi più potenti di cui possiamo fruire che ci viene regalato. Letteralmente, non si paga un centesimo. Bastano pochi clic e via, il gioco è fatto. Ma è proprio in quei pochi clic che si nasconde il nostro oneroso pagamento: accettando le condizioni del software infatti stiamo consentendo allo stesso di utilizzare i nostri dati. In altre parole diamo l’okay ad analizzare i nostri movimenti sulla piattaforma, quello che digitiamo, le nostre ricerche, quello che ci interessa, le parole su cui clicchiamo. Tutto insomma quello che facciamo. E tutto ciò, una volta elaborato, ci si rivolge contro, cosicché la nostra permanenza sulle applicazioni digitali viene prolungata e sempre più stimolata grazie allo sviluppo di annunci e pubblicità costruite su misura per ognuno di noi. Quindi dobbiamo davvero prestare attenzione alle temibili trappole di questi intelligenti algoritmi. E soprattutto, fino a che punto potremo dire di muoverci coscientemente su queste applicazioni? Ma, ancor di più, ora come ora siamo davvero coscienti delle nostre azioni sulle piattaforme digitali?

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