Otto febbraio 2021: termine ultimo per accettare le nuove normative sulla privacy imposte da WhatsApp, con clausola l’impossibilità di utilizzare il social media a chi non si conforma. Forse definirle “normative sulla privacy” risulta leggermente ironico perché ciò che determineranno, in realtà, è l’ennesima limitazione della privacy degli utenti che usufruiscono della piattaforma. Dopo l’otto febbraio, infatti, WhatsApp, che è stata recentemente acquistata da Mark Zuckerberg, potrà lucrare sulla condivisione dei dati dei privati con Facebook. Provvedimento diametralmente opposto al GDPR (regolamento generale sulla protezione dei dati) del 2018.

Più passa il tempo, infatti, più le grandi piattaforme come WhatsApp, Instagram e Facebook stanno imponendo l’accettazione di nuove normative che limitano sempre di più la privacy dei consumatori. Ma l’assai disputata domanda è: è corretto che privati lucrino sui dati dei consumatori? Tralasciando il punto di vista etico, purtroppo sì. Social media come quelli sopra elencati sono gratuiti e, come occorrerebbe sempre tenere a mente, “se il prodotto è gratuito, il prodotto siamo noi”. Dal momento che però non è possibile considerare l’ambito etico-morale separato dalle questioni specifiche come invece sosteneva Machiavelli, questo lucro non è un’azione onorevole. O meglio, lo sarebbe se risultasse chiaro il continuo traffico dati che avviene al di là dello schermo e la conseguente invasione nel nostro privato da parte di queste piattaforme, che ci studiano e osservano continuamente.

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