“Se non paghi per il prodotto, il prodotto sei tu”. Questa frase, tratta dal documentario prodotto da Netflix “The social dilemma”, esprime al meglio un concetto che dovrebbe risultare ben chiaro ai nostri occhi visto il contesto in cui viviamo. Ogni giorno, nel mondo del web, usufruiamo di servizi che non paghiamo, senza soffermarci però a pensare sul perché ci sia concesso farne uso senza dare “nulla” in cambio. Sicuramente almeno una volta nella vita qualcuno ci ha detto “nessuno ti regala nulla!” ed effettivamente è proprio così. Noi paghiamo l’utilizzo di applicazioni con Instagram, Whatsapp e Facebook, apparentemente gratuite, con i nostri dati privati, una risorsa che vale milioni per tali aziende. Se facciamo attenzione, infatti, quando ci iscriviamo ad una delle suddette applicazioni o a qualunque altra piattaforma online, non ci viene chiesto un corrispettivo in denaro ma il consenso per la trattamento dei nostri dati personali che vengono poi a loro volta venduti ad altre aziende, alimentari ad esempio, che li utilizzano per fare previsioni e statistiche sul consumo da parte degli utenti dei loro prodotti. E questo è uno degli scenari più “idilliaci”. Con i nostri dati si può fare molto di peggio, a partire dal manipolare, ogni giorno di più le nostre scelte e le nostre vite. Nel contesto europeo, si stanno iniziando a fissare dei paletti per tutelare gli utenti ma la strada è ancora lunga e indubbiamente noi per primi dobbiamo iniziare a sensibilizzarci circa questo argomento. 

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