Il governo della Repubblica italiana non è mai stato un emblema di staticità. Basti pensare che anche se la legislatura italiana ha una scadenza quinquennale, dalla seconda guerra mondiale ad oggi si sono susseguiti 66 governi. Di conseguenza non deve sorprendere se anche in questo periodo di estrema crisi economica e sociale i problemi della politica continuano a farsi sentire. Tuttavia oggi ciò che preoccupa non è tanto la caduta del governo, quanto l’instaurazione di un governo di minoranza. Infatti la nostra costituzione prevede che un governo per essere legittimato debba avere la fiducia da entrambe le camere, ma se in queste ci sono degli astenuti o degli assenti in aula durante la votazione, tale fiducia può essere concessa anche da meno della metà dei deputati e senatori. Tutto ciò spaventa in quanto, essendo il nostro un governo storicamente instabile anche in condizioni normali, dunque con una maggioranza, una minoranza potrebbe causare ulteriori insormontabili problemi, che in un periodo di crisi come questo non sono affatto auspicabili. Infatti anche se per dare la fiducia ad un governo possono essere sufficienti meno della metà dei parlamentari, per governare e fare approvare le leggi la maggioranza è necessaria. Per questo motivo un governo di minoranza ha bisogno dei cosiddetti “responsabili”, ovvero parlamentari raccolti un po’ da tutti i partiti politici che possano appoggiare il governo, anche se la linea di questo è sostanzialmente diversa da quella dei partiti ai cui membri si richiede il sostegno. Tutto questo fa sì che il governo sia in una situazione di costante precarietà.

Eppure bisognerebbe sottolineare che nel 2018 i governi di ben 13 paesi europei, tra i quali alcuni esempi virtuosi come la Svezia e la Danimarca, avevano meno della metà dei voti in parlamento, ma sono riusciti comunque ad approvare riforme e ad adempiere egregiamente al loro dovere di guida del paese. Inoltre è necessario aggiungere che questa situazione non è affatto nuova nemmeno per il nostro paese, che in passato ha dovuto affrontare una situazione simile già 14 volte.

Considerando quindi che non si tratta di una prospettiva catastrofica, dalla quale siamo già usciti in maniera dignitosa in passato, vorrei dire che forse non dovremmo preoccuparci troppo della forma di governo in vigore, quanto che le persone al suo interno non si muovano per i loro interessi personali, ma solo della collettività.

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