Con la scelta di Draghi e di un governo tecnico, Mattarella ha deciso di replicare il disastro tecnocratico che è stato il governo Monti, con l’idea che in una situazione di crisi bisogna trovare soluzione “tecniche” e “giuste”, e di conseguenza apolitiche. L’efficienza prima dell’ideologia, un punto di vista più manageriale che politico. Le scelte che Draghi si trova davanti, però, di apolitico hanno ben poco: l’Italia è nel pieno di un’emergenza sanitaria e le problematiche da affrontare sono moltissime, dalla campagna vaccinale alla tutela dei settori più impattati, le scelte riguardo al blocco dei licenziamenti e degli sfratti, e porteranno ad una salata spesa pubblica. Tutte queste decisioni sono state prese in modo diverso in Paesi diversi, proprio perché una posizione politica si trova necessariamente dietro queste ultime, dato che anche in una situazione che in un modo o nell’altro colpisce tutti, come la pandemia, ci sono comunque vincitori e perdenti. Il modo in cui Draghi gestirà questa situazione, di conseguenza, non potrà essere che politico. L’intervento pubblico di Draghi in economia, del resto, non è certo mai stato particolarmente progressista ed ha sempre avuto un fine: sostenere quelle che considera essere le uniche fonti di lavoro e reddito, le imprese, e questa è già una scelta politica ed ideologia in sé. Mettere un economista come Draghi al governo e venderlo al pubblico come apolitico è semplicemente mettere una maschera sul viso di quella che è sostanzialmente ideologia capitalista.

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