Mario Draghi è al momento il nome più ripetuto dai giornalisti di tutta Italia e quasi tutte le voci, pur provenienti da direzioni opposte, sembrano unite in un coro che lo definisce il possibile salvatore del Paese. Questa “idolatria” sembra dimenticare le vecchie speculazioni su Draghi che, nonostante il suo percorso formativo eccellente, lo definivano un semplice banchiere schiavo dei poteri forti, un massone, una pedina. Questi appellativi erano scaturiti a seguito della lettera della BCE (Banca Centrale Europea) all’Italia, scritta con Trichet, che elencava diverse misure economiche scomode per il Paese da poter applicare. Questa lettera in realtà era ricca di consigli su obbiettivi che, anche se con dei sacrifici, se raggiunti avrebbero portato seri benefici all’Italia. L’immagine di Draghi cambiò totalmente grazie al suo discorso ad una conferenza delle BCE a Londra, nel 2012, ricordato come il “Whatever it takes”, che sostanzialmente salvò l’euro dalla crisi speculativa che stava subendo e diede vita alle “politiche monetarie non convenzionali”. Per questo motivo Draghi a livello economico è sembrato essere il profilo perfetto per ricoprire la carica di Presidente del Consiglio in uno dei momenti più critici della storia italiana da cui non sappiamo e non possiamo prevedere quando e come usciremo. Nonostante ciò, a due giorni dall’annunciazione dei ministri incaricati da Mario Draghi, ci si chiede se la scelta di Sergio Mattarella sia stata quella migliore. Infatti dai nomi letti dal Presidente del Consiglio sono sorti molti quesiti e dubbi. Ad esempio la presenza di donne in un terzo dei ministri non è un dato che stupisce, ma che riconferma una triste disparità sistematica. Difatti sono 8 le donne, su 23, di cui ben 5 senza portafoglio, a far parte della squadra di Draghi, ed è corretto soprattutto dal momento in cui sono proprio le donne ad aver maggiormente subito la crisi causata dalla pandemia? Come sappiamo il 99% dei disoccupati a dicembre 2020 è donna. Inoltre c’è una opinabile presenza di ministri che sembrano richiamare il 2008 di Berlusconi e una fortissima presenza di ministri del Nord, 18 su 23, quasi tutti provenienti da Lombardia e Veneto. Tutti sappiamo che la sfida di Draghi non è semplice e l’importanza della sua figura non è sottovalutabile, nonostante ciò la fiducia che era stata riposta in lui ha zoppicato sin da queste prime decisioni sui ministri, ma si starà a vedere sperando e confidando in una seria ripresa dell’economia e dei problemi irrisolti del nostro Paese.

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