Eravamo vicini all’abisso istituzionale, l’Italia nel declino attuato da una completa e umiliante crisi politica, partiti e leader incapaci di ideare un nuovo esecutivo, di prendere il controllo della situazione e dare certezze. A confermare la caduta di un intero sistema e la sconfitta di una classe politica, è stato Sergio Mattarella, che ha incaricato per la formazione di un governo istituzionale Mario Draghi, ex presidente della Bce e figura di grande prestigio. La situazione è talmente critica che l’economista, banchiere stratega, dopo aver salvato l’Italia dall’ultima grande crisi economica nel 2011, ha dovuto accettare, dando così inizio nel paese al terzo governo tecnico degli ultimi trent’anni. Gli impegni per il prossimo governo non mancano e Draghi sembra vere i requisiti necessari per affrontare tutte le difficoltà sociali, politiche e sanitarie: oltre a occuparsi di tutte le dinamiche che riguardano la campagna vaccinale e presentare alla Commissione Europea il piano su come spendere i 209 miliardi di euro assegnati all’Italia, a luglio comincerà il “semestre bianco”, in cui non sarà possibile sciogliere le camere per la vicinanza con la nuova elezione del presidente della Repubblica.

Mario Draghi è uno dei pochi che in Italia suscita un ampio consenso tra le forze politiche, capace forse di unire l’arco parlamentare, distruggendo tuttavia dall’interno alcuni partiti deboli come il Movimento 5 stelle. Oltre a essere una figura garante di un’enorme sicurezza nel settore finanziario e imprenditoriale, egli rappresenta l’ultima possibilità, l’ultima carta da giocare prime delle elezioni.

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