Perdere una persona è sempre un momento di non ritorno: niente ferisce come questo, niente ti cambia come questo. Quello che succede, succede per una ragione, e anche se non lo si pensa davvero questa diventa l’unica cosa a cui aggrapparsi. Realizzare che non è colpa di nessuno, “poteva succedere ad ognuno ma è capitato ad una persone a cui tenevo molto”, serve per andare avanti.  Appena persa una persona si sente la necessità di averla vicina e di ricordarne il pensiero, l’aspetto, le abitudini, il profumo. Abituarsi all’idea che non la si vedrà più però è un processo più complicato, diverso e personale per ognuno. Quando si lascia andare qualcuno bisogna fare un patto con se stessi poiché imparare a convivere con il dolore, la nostalgia e la malinconia non è facile; si capisce cosa portarsi dietro, cosa tenere con se e cosa invece non si ha il coraggio di guardare: si fanno scelte. Si sceglie di rivivere gli ultimi momenti, o magari i primi trascorsi insieme; rivivendo e ricordando quello che era in vita non è più possibile vedere il brutto o il bello: le abitudini fastidiose, le litigate per le cose più minuscole, le ore passate ad odiarsi o le ore passate a non capirsi. È quando perdi una persona che capisci come in realtà ci fasciamo la testa con le cose più inutili senza riuscire a capire che l’amore in fin dei conti è ciò che conta.

 La seconda vita di cui si parla è, a tutti gli effetti, la vita che oggi giorno si vive; oggi che i cellulari son sempre più al centro del nostro mondo. È finito il tempo delle lettere, la nostra vita è online e per scoprire una persona basta un clic. La dignità di una persona però ovviamente va rispettata, e con essa i propri segreti. Tenuta al riparo dal malocchio, dal vociare della gente che dice sempre troppo di un argomento di cui non sa niente, dalla memoria. Mi spaventa che alla mia morte le cose mie private finissero nelle mani di altri, che possano farne ciò che vogliono e farsi una propria idea di me che non ho più il modo di “difendermi”.  Parte della mia vita è qualcosa che io tengo per me, per i miei soli occhi, e la mostro quando mi sento pronta e se mi sento pronta. Una morte improvvisa da parte mia, non libera conseguentemente me stessa dalle mie paure o dalle mie insicurezze della mia vita passata e conclusa.

Ognuno ha un rapporto singolare con i propri cari: alcuni li vedono come supereroi, altri invece hanno colto la loro natura di essere umani che fanno quello che possono come il resto di noi. È il loro “essere umani” che li rende esattamente come tutti: magari non si ha nemmeno mai avuto una connessione vera, sincera; magari non ci si è sentiti capiti, e per questo non si trova giusto che vengano condivise parti di se private una volta che la propria vita è finita. Quando non si conoscono le volontà del defunto non si può agire arbitrariamente: la privacy di ognuno va rispettata sempre. In fin dei conti per ricordare qualcuno non servono video e foto, ma serve la memoria del tempo passato insieme nella realtà di tutti i giorni e negli abbracci e i baci che ci si è scambiati.

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