Che cosa accadrà al proprio account social una volta che non si sarà più in vita? Interessante domanda che sicuramente molti di noi non si sono mai posti, perché  tendiamo a non affrontare questi argomenti che ci sembrano molto lontani, rimanendo del tutto inconsapevoli sul futuro dei nostri account creati sulle grandi piattaforme; questi rimarranno lì per sempre o il sistema provvederà in modo automatico alla disattivazione?
Un episodio a riguardo è stato trattato dal tribunale di Milano che ha ordinato ad Apple di fornire ai genitori di un ragazzo morto prematuramente, il recupero dei suoi account digitali andati persi con la rottura del cellulare, durante l’incidente che gli ha tolto la vita. In un primo momento Apple aveva rifiutato la richiesta facendosi scudo della necessaria tutela della privacy dei clienti e aveva preteso che i genitori si dotassero di una serie di prerequisiti giuridici. La giudice del tribunale di Milano, appellandosi  ad un articolo del Codice della privacy, ha ritenuto che il legame tra genitori e figli e “la volontà di realizzare un progetto che possa tenerne viva la memoria” rispecchiassero quel requisito di legittimo interesse del Regolamento generale europeo sulla privacy, togliendo così ad Apple la possibilità di opporsi con la motivazione di tutelare la sicurezza dei clienti.
Da questo fatto, si è potuto capire che i grandi network fanno molto affidamento al rispetto di tutte le clausole legate al mondo della privacy del cliente e che non è così facile ottenere il controllo di un account non proprio.
Questo è sicuramente  positivo perché sottolinea la sicurezza che le piattaforme offrono e mantengono verso il cliente, ma  ci fa riflettere su quale sarà il destino dei nostri profili.
Se pensiamo in una prospettiva di cinquant’anni più avanti, la maggior parte degli account creati sui vari social apparterranno a persone che non saranno più in vita e continueranno a esistere su questa piattaforma come degli utenti  fantasma. Sarebbe il caso quindi di stabilire delle regole per il futuro di un profilo social dopo il decesso  del proprietario: si potrebbe infatti decidere una durata massima  così che la piattaforma non venga riempita di account inesistenti, oppure norme sul recupero del profilo dai familiari  affinché lo tengano per memoria o  per future indagini, visti i ricorrenti casi di  suicidio adolescenziale per cause di  cyberbullismo. Inoltre un profilo lasciato incustodito potrebbe essere soggetto ad attacchi hacker, con conseguente rischio di diffamazione per il defunto, di cui sarebbe irrimediabilmente compromessa la reputazione. Urge insomma una legge a tutti gli effetti, che tuteli e riformi questa inedita e delicata situazione.

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