Ad oggi il Giappone conta 420000 casi totali di coronavirus e 7000 decessi dall’inizio della pandemia, numeri straordinari, soprattutto perché non sono state imposte alcune misure coercitive per limitare la diffusione del contagio. Alla popolazione giapponese è stato semplicemente chiesto di rispettare le norme igienico-sanitarie e i luoghi pubblici di  rischio maggiore sono stati chiusi con largo anticipo, scuole incluse. In Italia, invece, nonostante si siano adottate misure anti contagio molto simili, se non addirittura più rigide, rispetto al Giappone, i numeri registrati sono nettamente superiori. Una delle possibili motivazioni è sicuramente l’abitudine, già presente prima della pandemia, dell’utilizzo quotidiano delle mascherine. Se per gli italiani è stata una completa e assoluta novità, per i giapponesi invece è stato semplicemente  il consolidamento di un’abitudine, nonché un un’azione spontanea nella vita di tutti i giorni, proprio com’è divenuto per noi oggi, dopo mesi di convivenza con questa situazione. Inoltre in Giappone possiedono anche una scarsa abitudine nel contatto fisico, cosa che invece caratterizza gli italiani. In compenso la letteratura nipponica sta diventando di gran moda a livello globale. I romanzi di Kawaguchi come “Finchè il caffè è caldo” rappresentano un balsamo per molte anime ferite dalle preoccupazioni quotidiane. Forse, quando non ci sarà più il Covid-19,  continueremo ad indossare le mascherine ma di sicuro non cancelleremo l’abitudine di avere maggior contatto fisico con le persone, perché ci distinguiamo nel mondo anche per questa caratteristica.

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