Si è parlato negli ultimi giorni del caso Giappone che, nonostante la vicinanza con la Cina, ha fronteggiato egregiamente la pandemia, contando un numero di morti pari a meno di un decimo di quelli dell’Italia. Le ragioni di questo curioso dato risiedono nella mentalità delle persone, che già da prima della pandemia erano sensibili all’uso delle mascherine nel caso in cui si fossero state ammalate. La reazione all’epidemia non ha colto alla sprovvista i giapponesi, i quali hanno frenato il contagio grazie al proprio buon senso e a una morale condivisa, che vede le sue basi in un fondamento culturale condiviso dalla maggior parte della popolazione. La questione si è poi riversata sul nostro Paese e sui metodi che noi tutti abbiamo adottato per far fronte alle problematiche attuali: risulta evidente come, a differenza del popolo giapponese che è riuscito in una certa misura ad autoregolarsi, noi siamo stati costretti a determinati comportamenti a seguito di continue e incalzanti restrizioni. Negli ultimi tempi si è anche spesso sentito dire che ci si dovrebbe anche affidare al buon senso del popolo. Ma, da questo punto di vista, abbiamo più volte fallito. Il nostro individualismo ci ha portati ad una condizione tale per cui il nostro agire viene limitato solo se limitato dall’esterno.

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