Se le poesie mantengono viva una persona, come diceva Shakespeare, le immagini mantengono in vita un ricordo e racchiudono in se stesse un pezzo di storia.
Oggi viviamo in un mondo dominato dalla fotografia, dove ogni giorno ne vengono scattate e condivise milioni che fissano attimi di vita di ognuno di noi.
L’uomo scatta le foto per immortalare un momento che vuole rendere indimenticabile: il saluto commosso delle giovani donne ai loro mariti che partono per la guerra, il momento unico del tramonto in riva al mare, il primo sorriso di un neonato o il classico selfie tra amici durante giornata insieme. Tutti momenti da conservare, da riguardare quando si prova nostalgia, quando si vuole sorridere, quando si vuole riflettere.
In questo periodo cupo, molte sono state le immagini significative di bambini con la mascherina e infermieri negli ospedali affollati, ma anche immagini di speranza, di unione, di coraggio che andranno a far parte di un album che racchiude in sé un frammento di storia mondiale.
Scatti che rimarranno per sempre nella memoria collettiva, che verranno pubblicati sui giornali o libri di scuola per ricordare l’avvenimento e mostrare un pezzo della nostra storia.
La foto che racchiude in sé la pandemia, quella dell’infermiera accasciata sul computer, andrà ad affiancarsi a quella del bacio tra infermiera e marinaio, simbolo della fine della Guerra Mondiale, a quelle tragiche che documentano la Shoah e alle molte altre che stanno a dimostrare che premere il bottone digitale o meccanico che fissa una posa resta un modo per non dimenticare.

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