Sicuramente almeno una volta nella vita ci si è trovati a pensare come sarebbe fermare il tempo, non invecchiare, evitare in qualche modo di giungere a quel momento ignoto che è la morte. Lo stesso Dorian Gray, protagonista del celebre romanzo di Oscar Wilde, cerca di mantenere per tutta la vita la bellezza eterna, grazie al diabolico dipinto che invecchia al posto suo. A bloccare il tempo riesce però meglio la fotografia: uno scatto che dura millesimi di secondo immortala per sempre l’immagine, l’attimo, senza che i soggetti deperiscano.  
Le fotografie riportano alla luce ricordi e avvenimenti del passato che spesso la mente tende a cancellare, vedere con i propri occhi una foto è lo strumento perfetto per tornare indietro nel tempo.
Ci sono foto iconiche che ricordano momenti importanti della nostra storia: il bacio tra l’infermiera e il marinaio alla fine della seconda guerra mondiale non è solo immagine di una relazione amorosa individuale, per tutti quello scatto in bianco e nero esprime piuttosto il sollievo gioioso ed incontenibile per la conclusione del conflitto mondiale. Così accade per le foto della caduta del muro di Berlino, altro momento di solidarietà e felicità, oppure quella dell’attacco alle Torri Gemelle, momento tragico della storia mondiale.
Le foto ad oggi sono molto sottovalutate, tendiamo ad usare questo potente strumento per esaltare solamente la nostra bellezza esteriore.
Degli scatti invece, digitalizzati o cartacei, non bisognerebbe abusare in modo superficiale: restano per sempre e potrebbero danneggiare in futuro la reputazione del soggetto ritratto.
La forza sprigionata da una foto può andare oltre al solo aspetto estetico e trasmettere più di molte parole: quando vediamo l’immagine dell’infermiera accasciata sul computer agli inizi della pandemia, immediatamente realizziamo la spossante fatica del lavoro prestato in emergenza ed empaticamente la condividerà chi vorrà in futuro documentarsi sul passato.

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