La fotografia nasce propriamente come arte che ha come obiettivo quello di immortalare. Che si tratti di un soggetto qualsiasi, di una studiata composizione, di una foto ricordo delle vacanze, le fotografie hanno da sempre un potente valore anche come testimonianze storiche. In modi diversi, ogni tipo di fotografia porta i segni dell’epoca e del momento storico in cui è stata scattata, sotto forma di influenze stilistiche, colori, soggetti e dettagli di vario tipo, anche quando particolarmente elaborate. Basti pensare infatti all’artista David La Chapelle, uno dei fotografi contemporanei più conosciuti per le sue composizioni grafiche altamente costruite e dai colori sgargianti che, tuttavia, sono sempre piene di riferimenti autobiografici, storici e talvolta di critica sociale. Una delle tipologie che per definizione sono più efficaci nella loro funzione storica, è la fotografia di guerra. Personaggio memorabile in questo campo fu il reporter di guerra  Robert Capa che, con la sua compagna, fu uno tra i primi a portare l’arte dell’immagine in mezzo ad un campo di battaglia. Egli affermò inoltre che “spesso la verità è fuori fuoco”, ossia, le foto che più immortalano la verità sono quelle che non sono costruite e quindi non sono perfette. Tuttavia, mentre le foto non costruite, come quella che ritrae la bambina vietnamita bruciata dal napalm, scattata da Nick Út durante la guerra in Vietnam, famosa inoltre  per la sua storia, sono quelle che meglio rappresentano la realtà, quelle costruite non devono essere sottovalutate in quanto, manipolando un’immagine, è possibile trasmettere messaggi ben specifici, come nel caso del noto scatto in cui dei Marines fissano la bandiera americana dopo la vittoria ad Iwo Jima.

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