Il potere dell’immagine…Ma, ancora più suggestivo, il potere dell’immagine quando essa è riprodotta da una fotografia: una semplice pellicola in poliestere, infatti, può celebrare avvenimenti che diventano prodotti culturali…diventano, insomma, in nome del loro impatto simbolico, dei “CULT” della storia contemporanea. Così, e solo attraverso lo scatto, abbiamo la possibilità di usare un particolare punto di vista, inteso come alternativa estemporanea e spontanea, a quello presentato dai documenti storici dei manuali: Francesco Guicciardini, scrittore e filosofo rinascimentale, in “Storia d’Italia”, definisce la prospettiva dell’analisi e dello studio della storia, non solo secondo l’impostazione cronachistica e la celebrazione di uomini, popoli e civiltà, ma anche e soprattutto come ragionamento critico, autentico e intellegibile delle vicende umane. E sono proprio le vicende umane ad essere protagoniste della storia, rendendola viva. 

Celebre, in tal senso, lo scatto di Charles Clyde Ebbets, ”Lunch atop a Skyscraper”: la foto simboleggia New York negli anni ’30; lussuosa e maestosa, la città sembrava aver dimenticato di essere “fiorita” attraverso il duro lavoro di centinaia di operai, umili ma propositivi e, in fondo, fieri del loro compito: il fotografo, ritraendo undici lavoratori che mangiavano seduti su una trave di acciaio, diede “nome” agli invisibili newyorkesi, che spendevano le loro energie per dare gloria alla loro città. 

Passiamo all’Italia e facciamo un “volo pindarico” di 40 anni…in fondo, i simboli più forti non ci sono in ogni tempo!  Gli anni Settanta hanno visto l’attuarsi della lotta armata e rivoluzionaria delle Brigate Rosse, il terrorismo di estrema sinistra; una fotografia ferma, in proposito, uno dei momenti più significativi dell’azione violenta e “propagandistica” di questa organizzazione: Aldo Moro, dalla sua prigionia (in realtà le Br. la chiamavano la “prigionia del popolo”), è “ritratto” con alle spalle la bandiera delle Brigate Rosse. L’immagine, sicuramente eversiva, assegna alla lotta armata anche l’uso di pratiche video-fotografiche: una fotografia istantanea, scattata con la Polaroid in bianco e nero, può  immortalare il presidente della Democrazia Cristiana. Aldo Moro, su uno sfondo grigio, corredato di un simbolo e di una scritta bianca, è in primo piano e appare come un uomo stanco, con il capo leggermente reclinato e la camicia aperta, da cui si scorge la canottiera. 

Le Br. miravano, insomma, all’immediatezza del risultato (dimostrare che l’ostaggio era in vita), ma anche all’efficacia comunicativa delle macchine istantanee….speravano, anche in questo modo, di poter rovesciare il Sistema…

Certo, il globo è uno scrigno di segni fotografici. Come non pensare alle centinaia di foto che ritraggono civili sfigurati dalle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki?

Non dimentichiamo, tuttavia, che gli scatti possono rappresentare anche la bellezza, la sensibilità, l’umanità, la felicità della vita: i musei del mondo ci ricordano che l’uomo, in virtù della sua arguzia e sagacia, ha saputo esprimere paradossi e contraddizioni. Così, di fronte ai nostri occhi, osserviamo gentiluomini che indossano parrucche e gonne, rievocando l’esuberanza decorativa dell’abbigliamento del XVIII secolo(archive.rps.org); lo zar Nicola II che fa la linguaccia ai suoi amici(statearchive.ru); una donna che cerca di mettere un cigno nella sua auto(macchinefotograficheonline.com); o, ancora, il filmato, da poco restaurato, di una battaglia a palle di neve tra massaie e operai, in un paesino francese(filmato del canale youtube “не.чб”, gestito dal fotografo Dmitriy Badin)

Sicuramente, la fotografia testimonia avvenimenti, sia le atrocità compiute dal e sul genere umano, sia i momenti di felice quotidianità.

Ma la sua forza diviene ancora più vitale nella nostra epoca, l’era dei social, nella quale, attraverso il click di qualcuno, magari sconosciuto, dunque non necessariamente fotografo professionista, possiamo osservare l’evolversi di colpi di stato: la foto scattata a Myanmar, in Birmania, della suora in ginocchio davanti alla polizia rimanda alla presa del potere da parte dei militari che hanno arrestato Aung San Suu Kyi (politica birmana, attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani, sulla scena nazionale del suo Paese). Questo scatto estemporaneo resterà simbolo della repressione, delle morti, della crisi birmane.

Cosa dire ancora? C’è la foto progettata e propagandistica e c’è quella estemporanea, che forse “grida” ancora più fortemente. 

Ma, per dirla come George Eastman (1854-1932), imprenditore statunitense, pioniere della fotografia, «you press the button, we do the rest».

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