Il nostro paese era un tempo un posto più giovane, non solo perché la vita media era molto più bassa a causa delle scarse conoscenze igienico sanitarie, ma soprattutto perché la prole era una ricchezza e dunque era numerosa.

Infatti in passato la nostra nazione ha registrato una storia contadina, di lavoro fisico, estenuante e poco remunerativo che richiedeva una quantità abnorme di manovalanza e che, per quanto misera, garantiva un’altra entrata in famiglia. I figli erano l’unica cosa che i contadini e gli operai avessero per ottenere del denaro, da qui il nome infatti di proletario.

Questa orizzontalità delle famiglie, ovvero con numerosissimi figli alla base e pochi se non pochissimi parenti indietro nel tempo, a causa della bassa vita media, è una caratteristica un po’ di tutta Europa, fin quando le rivoluzioni industriali non hanno preso piede e sono risultate così fruttuose da generare talmente tanta ricchezza da cambiare radicalmente la vita dell’operaio e di riflesso quella del contadino. Si espande la ricchezza, e dunque il tenore di vita. Improvvisamente non servono più molti bambini per tirare avanti, anzi, sono bocche in più da sfamare sempre più costose, visto che il tenore di vita si è alzato moltissimo.

Questo andamento è diventato sempre più estremo fino ad arrivare ai nostri giorni, dove la tecnologia ha reso inutile enormi quantità di manovalanza a basso costo e produce comunque molta più ricchezza di un tempo.

Secondo questo modello economico le famiglie non hanno più bisogno di molti stipendi per sostentarsi.

Eppure tutto ciò ancora non spiega per quale motivo molte persone, come emerge dall’indagine dell’istituto Istat, non vogliano affatto avere figli, anziché non averne semplicemente molti.

A mio parere il problema principale è sempre lo stesso del passato, ma si manifesta in maniera diversa: il denaro. Infatti mentre prima in una situazione di estrema povertà i figli erano l’unica cosa che portava ricchezza, oggi sono ciò che porta alla povertà. Non solo per i loro costi ma per il modello economico che ci troviamo a sostenere. Un modello economico che richiede flessibilità, capacità di movimento immediata, zero orari, zero radici. In tutto questo, una famiglia a cui badare, bambini che richiedono attenzione, sono degli intralci per raggiungere sempre lo stesso punto ovvero un tenore di vita consono alla propria epoca, il quale nella nostra è molto alto. Sempre trattando di economia e tenore di vita bisogna ricordare che oggi crescere dei bambini è molto più complicato che in passato. Infatti non c’erano criteri di educazione, diritti dei minori, ma solo la strada dove questi bambini erano mandati tutto il giorno e rimproverati malamente se tornavano a casa senza aver già provveduto a cenare da soli. Oggi fortunatamente i bambini hanno dei diritti, hanno tutele per crescere in un ambiente consono. Tuttavia per avere tutto questo ci vuole sicurezza economica da parte dei genitori, che quindi non devono più provvedere solo a se stessi, e come abbiamo visto sopra ottenere un buon lavoro richiede assoluta flessibilità e mobilità, ma anche ad una famiglia che invece contrariamente da quello che gli è richiesto dal mercato è fortemente stabile. Queste due cose quindi, la realizzazione dell’individuo nell’ambito professionale e la realizzazione dell’individuo come genitore, sembrano perciò inconciliabili e portano dunque ad una scelta che spesso è in favore della persona che si trova a svolgerla.

Questo ultimo punto porta a parer mio ad un interessante aspetto, ovvero a quello psicologico della nostra società. Infatti mentre prima la essa dava una grande valore alla collettività, alla famiglia, questo valore negli anni si è andato perdendo, sostituito da un c’èsempre più preponderante individualismo. L’io è prima di ogni altra cosa. Alcuni parlano di narcisismo o egoismo, anche se io credo che non sia possibile parlare in questi termini quando la persona a cui si dovrebbe dell’altruismo non è ancora nata.

Il problema vero io suppongo però che risieda nell’esistenza stessa del dilemma se sia più importante la realizzazione professionale o quella sentimentale. Tale dilemma infatti non dovrebbe esistere in uno stato civile, poiché, come diceva il filosofo Locke, lo stato deve garantire la felicità dei propri cittadini. Dunque dovrebbe dare a tutti la possibilità di realizzare tutti i suoi sogni, soprattutto quando uno di questi è il futuro dello stato. La cosa grave è infatti che si lasci sulle spalle di persone magari molto deboli economicamente il futuro del nostro stato, che sono e saranno sempre i giovani.

Tuttavia anche se trovo assolutamente indispensabile garantire sicurezza alle famiglie, non trovo assolutamente indispensabile che ciò debba essere fatto al solo scopo di ottenere famiglie numerose. Infatti non dobbiamo scordarci che il numero di essere umani al mondo negli ultimi 50 anni è più che raddoppiato e sta continuando a crescere. Questo sta avendo un enorme impatto ambientale, di cui noi tutti siamo consapevoli, creando inoltre enormi sacche di povertà, le quali creano un ciclo vizioso, in quanto condizioni di estrema povertà, come abbiamo visto nell’Europa pre e inizi rivoluzione industriale, portano ad enorme fertilità, che porterà ad una bomba demografica, la quale, con le migrazioni forzate dalle guerre e dai cambiamenti climatici, ha tutti i requisiti per esplodere e per creare una profonda crisi.

Di conseguenza è vero che i bambini sono il futuro è che senza giovani non c’è innovazione, ma c’è anche da dire che se il nostro pianeta non potrà più sostenerci non ci sarà più futuro per nessuno e che quindi forse rallentare la nostra crescita, non solo demografica, potrebbe non essere la strada sbagliata da prendere.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2021 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account