L’Italia da lungo tempo è stata scenario di un quadro sociale ed economico tra i meno positivi in tutta Europa, ma a causa della crisi economico-sociale portata dalla pandemia, le condizioni di benessere e le possibilità di crescita sembrano peggiorare.
Una delle maggiori preoccupazioni nel nostro paese è data dalla decrescita sempre maggiore del tasso di natalità. L’Istat nel 2011 prevedeva per il 2019 un numero di figli per donna intorno a 1,38 nella peggiore delle ipotesi. Effettivamente si è registrato un dato pari a 1,29 figli per donna, molto inferiore alle predizioni dell’Istat. L’ente infatti riteneva questo dato altamente improbabile; persino le proiezioni più recenti (per delineare l’evoluzione dal 2018 al 2065) descrivono un andamento verso lo scenario peggiore.
Un’altra preoccupazione concerne le conseguenze della situazione epidemiologica che vanno ad inasprire i fattori contrari alla natalità (come evidenziato dal rapporto annuale di Bankitalia), cioè: la disoccupazione giovanile, le difficoltà economiche dei giovani e le complicazioni nella gestione tra lavoro e vita privata.
I giovani, oggi, preferiscono ottenere delle ricompense in campo lavorativo ed economico a discapito di creare una famiglia. In più, lo Stato non pone le condizioni economiche necessarie per poter permettere alla nostra generazione di pensare anche a creare relazioni stabili e fare dei figli.
Un paese più di tutti in Europa è riuscito a scavalcare il problema della natalità: la Svezia. Questo paese ha speso per “social protection for family/children” il 3% del Pil, contro l’1,8% dell’Italia. Questo fenomeno, chiamato modello Svezia, è composto da poche e semplici misure rivolte a tutta la popolazione senza alcuna prova di estrema necessità. L’unica condizione prevista riguarda solitamente l’età del figlio a carico. Questi incentivi sono costituiti da sussidi monetari o agevolazioni per servizi pubblici. Oltre ciò, queste sono completamente esenti da tasse; mentre il sistema italiano è diviso in tanti piccoli importi e durata limitati, molto spesso vengono riservati a nuclei familiari con condizioni di disagio. Differentemente dall’Italia, in Svezia il congedo parentale è tra i più alti al mondo, la percentuale di padri che usufruiscono di questa possibilità è molto elevata. Un’altra questione su cui la Svezia ha puntato molto, concerne le spese per gli asili nido. Infatti la percentuale di spese adibite a tale questione è all’incirca del 4% del proprio reddito.

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