Il problema delle culle vuote, tanto discusso, da tempo noto, ma per il resto niente più che uno dei tanti indefiniti guai con cui la nostra società pretende di convivere pacificamente. Si tratta di un rapporto di reciproco disinteresse, quello che intercorre fra la collettività e le questioni complicate che nessuno osa davvero affrontare. Salvo poi scoprire che, chissà in quale modo, stati come la Germania o la Francia avrebbero trovato una soluzione all’irresolubile dilemma. Non si tratterebbe certo di una panacea, ma anzi di un aiuto concreto, che risolverebbe almeno il problema dei cosiddetti “realisti”, preoccupati dal risvolto economico che la decisione temeraria di avere un figlio potrebbe generare. Gli esempi esistono e non provare a prenderli come esempio potrebbe essere considerato come un atto di mera negligenza. Le spese che comporterebbero aiuti concreti alle famiglie non sono assolutamente da valutare, ma quale sarebbe il prezzo di mantenere la stessa linea degli ultimi anni? Un buon tasso di natalità non garantisce soltanto un appropriato “ricambio generazionale”, ma costituisce di per sé la base stessa della società ventura, il substrato fondamentale di una nazione e di una cultura, senza il quale non possono essere tramandati pensieri, storie e tradizioni, senza il quale non può essere garantito un futuro certo.

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