La situazione demografica che si prospetta in Italia nell’arco di una ventina di anni non è per nulla confortante, se si deve prestar fede alla ricerca condotta tra i quasi ventenni di oggi. La metà del campione ritiene i figli e una relazione stabile ostacoli alla libertà personale, molti si dicono timorosi di non riuscire a sostenere economicamente questa possibilità ed infine ci sono quelli che non intendono procreare in una società cui non prestano alcuna fiducia. Il lavoro spesso precario, l’assenza di adeguate politiche per le famiglie, la crisi di relazioni stabili e il timore che i figli costituiscano un impegno troppo vincolante sono tutti fattori che portano ad avere solo il 32% dei giovani che a quarant’anni si immagina in coppia con dei figli, contro i 31% in coppia senza figli e il 20% single e senza figli. Percentuali allarmanti che le culle vuote degli ospedali continuano a testimoniare: ma perché, rispetto al passato, la gioventù non sembra così interessata a formare una famiglia?
Sicuramente oggi mancano quelle ragioni date dalla necessità di manodopera nelle aziende di famiglia, mentre si sono aggiunti la difficoltà nel trovare un lavoro adeguato anche senza titoli di studio, il timore di non riuscire a incastrare gli impegni di carattere lavorativo con i bisogni di un bambino, i percorsi di studio minimi per una condizione più o meno privilegiata dalla durata maggiormente estesa negli anni e la crescente spesa economica necessaria a mantenere un figlio. Va considerato poi che l’età per incominciare a lavorare si è alzata, così come si è allungata la prospettiva di vita: ne consegue dunque un “rallentamento” di quelli che erano i tempi del secolo scorso, con la formazione attuale di famiglie solo intorno od oltre i trent’anni. Nasce quindi il fenomeno degli “italiani mammoni”, ultraventenni non ancora in grado di autosostenersi economicamente, costretti a vivere con i genitori fino all’età adulta.
La popolazione invecchia e lo Stato Italiano non sembra aver mai provato a incentivare le nascite con aiuti concreti e continuativi a padri e madri italiane, sia da un punto di vista economico che di servizi: se in Danimarca un cittadino medio quando è diventato maggiorenne ha ricevuto circa 31mila euro dallo Stato (suddivisi per fasce d’età) e i posti in asilo nido sono garantiti a chiunque, in Italia le agevolazioni sono minori, mentre è questa la strada da percorrere per ridare fiducia alle giovani coppie di potenziali genitori.

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