homo faber suae quisque fortunae

Tutte le società della storia hanno o ebbero ideali di vita, modelli a cui ogni cittadino dovrebbe adeguarsi senza domandare se sia davvero ciò che vuole, o meglio forse immaginando che essi costituiscano tutto ciò che un uomo possa e debba volere. Anche nella nostra società questi ideali esistono, e molti di questi sono nati seicento anni fa, nell’Umanesimo: in particolare, in quell’epoca il mattone fondamentale della società era la famiglia, come ci insegna Leon Battista Alberti, e dunque noi ancora oggi ci aspettiamo che tutti indubbiamente a una certa età vogliano e debbano sposarsi e avere figli. Tuttavia tutti noi a un certo punto siamo chiamati a scegliere il nostro futuro, e la nostra società ci invita, nel prendere tale decisione, a seguire i nostri sogni, che chiama essenziali guide della nostra esistenza. Ma se questo è vero, se davvero noi dobbiamo seguire quello che ci dice il nostro cuore, è corretto biasimare coloro che, per delle ragioni oggettive come i problemi sociali, o soggettive come la mancata attrazione verso una certa scelta, non vogliono seguire un sogno non loro, ma che altri mettono loro addosso aspettandosi che lo condividano? Non sono realisti, nichilisti o narcisisti: sono persone che liberamente hanno scelto quale volevano fosse il loro futuro, che hanno preso in mano le redini della loro esistenza per seguire il loro cuore. Smettiamo di essere ipocriti e doniamo questa libertà che chiamiamo dovuta, perché i genitori migliori altri non sono che quelli che hanno scelto di esserlo. In fondo, è una creazione umanista anche quella dell’“homo faber suae quisque fortunae”.

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