XII secolo, Francia, abbazia di Notre Dame de la Trappe: i monaci cistercensi lì residenti si obbligano al silenzio e ai lavori manuali, in particolare la produzione della birra. Con il nome di trappisti, in onore della propria abbazia, questi religiosi diffondono ovunque il nuovo ordine e la loro birra. Ad oggi sono ancora quindici le sedi di monaci trappisti: sei in Belgio, due nei Paesi Bassi, una in Italia, Austria, Germania, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Spagna, ma la secolare tradizione è a rischio. I monaci dell’abbazia di Achel, troppo anziani, hanno interrotto la produzione della birra trappista più nota, manca chi possa sostituirli e si teme che possa accadere lo stesso anche nelle restanti abbazie.
Sarà soddisfatto l’abate de Rancé, che nel 1664 aveva imposto ai monaci trappisti di bere esclusivamente acqua, punendoli per i loro eccessi in consumo di birra! Dovrebbe invece preoccuparsi, perché questo è il segnale della mancanza di vocazioni, problema reale e più generale.
I monaci sono sicuramente convinti che Dio risolverà la situazione dal punto di vista religioso; da quello economico più concreto, poiché la birra trappista, per essere tale, dev’essere prodotta all’interno dell’abbazia e sotto la supervisione di monaci, andrebbero aperte le porte a giovani sia laici che novizi ed estesa anche in vendite online la commercializzazione di un prodotto tradizionale che è un peccato vada perduto.

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