Siamo a Soligny-la-Trappe, un paesino di 748 abitanti della regione francese della Bassa Normandia. La data è il 14 luglio del 1664: quel giorno, il nobile Armand Jean Bouthillier de Rancé fondò un nuovo ordine, basato sul principio di ritorno alle origini, con regole monastiche molto rigide e da seguire con assoluta devozione. I “Cistercensi della stretta osservanza”, conosciuti comunemente oggi come Monaci Trappisti, avevano l’obbligo di bere solo acqua. Le norme restrittive dell’abate francese finirono per essere praticamente ignorate, tanto che, nel XVIII secolo,si diffuse la tradizione birraria dei monasteri europei e dei monaci trappisti, in particolare belgi.

Tuttavia, attualmente, la birra trappista belga sta scomparendo, non solo perché siamo di fronte ad una crisi di vocazione, ma anche in considerazione della diminuzione dei monaci che vogliono proseguire la tradizione. Perché? La concorrenza è sicuramente spietata: i colossi internazionali di birre commerciali hanno un enorme vantaggio economico.

Rischiamo, dunque, di dimenticare il sapore di birre come La Trappe o la Westmalle?

“Lanciarsi” in previsioni fondate è forse azzardato, anche se, di certo, molte altre tradizioni medievali hanno avuto come destino l’oblio. Ci sono tuttavia da fare alcune precisazioni: i birrifici moderni sfruttano processi maggiormente tecnologici per produrre birra, anche e soprattutto in grandi quantità; invece, le regole da rispettare, per ottenere lo status di birra trappista, sono molto restrittive e severe: la birra trappista, infatti, per essere considerata tale, deve essere prodotta all’interno dell’abbazia, sotto la supervisione dei monaci; i profitti ottenuti, inoltre, devono soddisfare le necessità esclusive della comunità monastica. Si esclude, ovviamente, da questo tipo di produzione, uno sfruttamento commerciale.

Anche l’allontanamento dalla religione, cui già si faceva accenno,è un fattore decisivo per la sopravvivenza o meno degli edifici di culto, che dispongono di alambicchi, tinozze e materie prime necessarie alla fermentazione della birra: nel 2019,gli atei e gli agnostici rappresentano quasi un quarto dei giovani di età compresa tra i 15 e i 34; quindi, il ricambio generazionale farà sempre più fatica ad avvenire, lasciando le abbazie e i monasteri nelle mani di pochi e anziani monaci.

Allora? Alcuni si sono adattati alla modernità, per evitare di essere considerati “una squadretta di calcio” con una sola riserva (si ricordi la scherzosa definizione del responsabile vendite della birra belga Chimay, Fabrice Bordon): nel Massachusetts i fratelli di Saint Joseph’s, infatti, hanno iniziato a promuovere e vendere i loro prodotti anche su Instagram e Facebook; in Belgio (Westvleteren), peraltro, è stato lanciato il servizio di consegna a domicilio.

Ora, quello che ci chiediamo è se sia legittimo adeguarsi al presente per difendere una tradizione. E, anche se, in fondo un po’ dubbiosi, diamo risposta negativa: stiamo parlando di una tradizione! Non di un profitto, costi quel che costi! E poi siamo in campo religioso, monastico, non sul mercato!

Se essa non sopravvive, forse l’uomo dovrebbe arrendersi al destino della semplice memoria della birra trappista, proprio per non tradirne l’etica.

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