9% in più nel 2021 gli utenti di internet e 4,66 miliardi al mondo con 7 ore in media di utilizzo giornaliero: lo sviluppo tecnologico degli ultimi decenni ha capovolto la vita di tutti. I ragazzi preferiscono reperire informazioni su internet piuttosto che leggerle da un libro; perfino i più anziani, per poter rimanere in contatto con i propri familiari in tempo di pandemia, hanno appreso come utilizzare internet.
Causa lockdown, comunicare attraverso i social o passare il tempo a guardare film o serie tv ci ha fatto sentire meno soli; l’opzione, quando non l’obbligo, dello smarworking; lo stimolo all’acquisto dei più moderni dispositivi tecnologici da parte dei brand digitali hanno reso ormai normale essere collegati online 24 ore su 24.
Il vero problema però non è che più persone abbiano un cellulare o siano dipendenti dai social, quanto piuttosto che preadolescenti e perfino bambini ne siano attratti, fino a creare account fake per poter accedere alle app senza essere abbastanza maturi per capire a cosa stiano correndo incontro. Ecco così che l’internet addiction disorder è diventato una delle patologie più diffuse tra i giovani, con gravi conseguenze per le attività cerebrali e anche per le relazioni sociali, poiché si smette di aprirsi a nuove amicizie e di alimentare quelle vecchie, per rimanere da soli davanti uno schermo, succubi di un dispositivo che non ha sentimenti, non comunica con noi, non ci tratta da amici, ma che è diventato tutto il nostro mondo.

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