I servizi segreti italiani sono l’insieme degli organi e delle autorità dei servizi segreti e di intelligence della Repubblica Italiana. Hanno il compito di assicurare le attività informative volte alla salvaguardia della Repubblica Italiana da pericoli e minacce provenienti sia dall’interno sia dall’esterno.

Già nel Regno di Sardegna vi erano diversi e talvolta sovrapposti servizi del Ministero dell’interno, dell’Armata Sarda, uno del Corpo dei Reali Carabinieri e uno del Corpo delle Guardie doganali.
In questo periodo l’attività di spionaggio militare è affidata a perlustratori e militari a cavallo, al fine di osservare e annotare la distribuzione delle truppe sul territorio, i movimenti, la quantità delle batterie di artiglieria o dei reparti a cavallo. In alcuni sporadici casi sono presenti anche osservatori civili, i cui compiti però appaiono in questa fase ancora molto limitati. Per porre ordine, nel 1863 fu istituito l’ “Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito” che si configura come il primo organo italiano di polizia informativa.
Nel 1919 si procedette a una profonda riorganizzazione degli uffici informativi del Ministero dell’interno che portarono, da una parte, allo scioglimento dell’Ufficio Centrale di investigazione (UCI), e dall’altro alla costituzione della Divisione affari generali e riservati (DAGR). Sono questi gli anni in cui vengono progressivamente perfezionate le tecniche di spionaggio grazie a nuovi approcci sia all’individuo sia all’organizzazione.
Nel 1927 il governo Mussolini procede anche al riordinamento dei servizi segreti militari, nell’ambito della costituzione del Comando di Stato Maggiore dell’Esercito al cui interno viene istituito il Servizio Informazioni Militare (SIM). Come il DAGR, anche il SIM era articolato in due branche: una “offensiva” o di ricerca informativa, e una “difensiva” o di controspionaggio. A esso si affiancavano il Servizio Informazioni dell’Aeronautica (SIA) e il Servizio Informazioni Segrete della Marina (SIS). Di fatto questa struttura rimase invariata fino all’8 settembre 1943, data dell’armistizio con gli anglo-americani, eccezion fatta per una breve parentesi in cui la sezione difensiva del SIM fu organizzata in Servizio autonomo di controspionaggio.
Il 30 marzo 1949, dopo la nascita della Repubblica Italiana, la costituzione del Ministero della difesa , nel quale confluiscono i Ministeri della guerra, della marina e dell’aeronautica, e nel clima politico internazionale della guerra fredda, si provvide al riordino dei Servizi Informativi militari con la costituzione di un unico Servizio Informazioni Forze Armate (SIFAR) alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa.
La creazione di un vero e proprio servizio segreto, quale il SIFAR si configurava, seppure all’inizio con sovranità limitata e in diretto contatto con i servizi statunitensi, era una delle prime conseguenze della stabilizzazione della situazione politica italiana e dell’ingresso della Repubblica nella NATO.
Nel 1965, un’ulteriore riforma trasforma il SIFAR in Servizio Informazioni Difesa (SID) cui vengono affidati compiti di informazione, prevenzione e tutela del segreto militare e di ogni altra attività di interesse nazionale volta alla sicurezza e alla difesa dello Stato. Il SID comincia ufficialmente la sua attività il 1º luglio del 1966 fino al 1977 anno della nuova riforma.
Nel 2007 l’intero apparato dei servizi nazionale subì un profondo processo di riforma. La nuova normativa introdusse molte novità: configurando la direzione e la responsabilità generale del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, cui compete la nomina di direttori e vicedirettori di ciascuna delle due nuove agenzie.

All’AISE sono affidate le attività di informazione sulle minacce alla sicurezza della Repubblica provenienti dall’estero, il controspionaggio fuori dai confini nazionali e le attività di contro proliferazione. L’AISI svolge invece attività di raccolta delle informazioni per la difesa della sicurezza interna della Repubblica e delle istituzioni democratiche, nonché quelle per la protezione degli interessi nazionali e il controspionaggio in territorio italiano.
Al nuovo sistema si affianca la struttura del servizio segreto militare, il II Reparto informazioni e sicurezza, posta all’interno dello Stato Maggiore della Difesa, che ha la funzione prevalente di raccolta di informazioni, in coordinamento con l’AISE, a garanzia della protezione delle postazioni e delle attività all’estero delle forze armate italiane.

Per entrare nei Servizi Segreti italiani, ovvero nel Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, c’è bisogno di soddisfare alcuni requisiti che non sono espressamente richiesti, ma che potrebbero essere fondamentali in alcune circostanze. Non esistono concorsi specifici statali per entrare a far parte del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, né selezioni ufficiali che consentano ai candidati di essere ammessi allo scopo di diventare Agenti segreti.
Requisiti per entrare nei Servizi Segreti sono:
L’età deve innanzitutto essere compresa tra i 18 e i 40 anni, limite che viene superato soltanto in alcune rare eccezioni. L’attività dei Servizi Segreti è molto diversificata e diversi profili di studio possono rientrare nell’interesse dello Stato, dipendentemente dalle necessità del momento.
Un requisito, al giorno d’oggi indispensabile, potrebbe essere quello di possedere eccellenti doti informatiche, dato che oggi il mondo viaggia in toto su Internet.
Per di più, potrebbe risultare utile un’approfondita conoscenza di diverse lingue, tra le quali l’arabo o il cinese.
La permanenza nell’Esercito potrebbe risultare utile
Avere titoli di studio elevati e specifici inerenti alla Sicurezza Nazionale potrebbe essere una via preferenziale.
Non esiste comunque un unico iter da seguire e chiunque può provare a candidarsi.

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