In Italia circa il 40% del gas viene importato dalla Russia e, nel suo complesso, rappresenta il 60% della produzione di energia elettrica nazionale, seguito da rinnovabili (idroelettrico incluso) e carbone. Questa dipendenza dal gas ha fatto si che, in presenza di una riduzione delle forniture dello stesso, si sia creata una forte crisi economica circa il prezzo di queste materie prime. Il nostro paese, in questo senso, è tra quelli che ha ricevuto un salasso maggiore in quanto non energicamente autosufficiente. Secondo l’ARERA, rispetto al secondo trimestre dell’anno precedente, il prezzo del gas ad uso domestico è aumentato del 42% mentre quello dell’energia elettrica del 55%. Uno degli Stati più virtuosi, invece, è la Francia, che soddisfa il suo fabbisogno energetico per il 70% dal nucleare, seguito da idroelettrico, rinnovabili e gas (7% circa). Il caro bollette, per la Francia, sarà del 25% per il gas e del 4% per l’energia elettrica. Non solo, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato un piano di sviluppo per la diversificazione energetica, il quale comprende un’installazione di 6 nuovi reattore Epr2 e altri 8 allo studio per un totale di 25GW entro il 2050; a questi si affiancherebbero 50 parchi eolici off-shore e l’intenzione di decuplicare la potenza solare attualmente installata. L’Italia, come altri paesi dell’Unione europea, ha scelto di non appoggiarsi all’energia dell’atomo ritrovandosi, ora, con un deficit energetico. Questo ha costretto il nostro paese a un ritorno alle fonti fossili (in particolare carbone) e ad aumentare l’import di energia.

 Nell’ultimo periodo si discute molto della fusione nucleare, che potrebbe diventare la principale fonte energetica mondiale. A differenza della fissione, questa non scinde atomi, ma li fonde insieme. La difficoltà di realizzazione di un simile reattore sta nel confinamento del plasma dove avviene la fusione, questo infatti ha bisogno di temperature di diversi milioni di gradi celsius e, non essendoci un materiale in grado di resistere, è necessario confinarlo magneticamente. Presumibilmente, la realizzazione di un reattore di questo tipo, che sia in grado di mantenersi attivo e avere un bilancio energetico positivo, si aggira intorno al 2060: sarà quindi difficile farlo rientrare nel piano della transizione energetica.

D’altra parte, le rinnovabili, consentono una realizzazione più immediata. Tuttavia è bene ricordare che queste non potranno, da sole, soddisfare il nostro fabbisogno, ma giocheranno un ruolo sempre più cruciale per la gestione dei picchi energetici. Le principali fonti di questo tipo sono principalmente: idroelettrico, solare ed eolico. Il primo è probabilmente la fonte con le qualità migliori: è del tutto pulita, è costante e flessibile alle esigenze. Ha però un grosso punto a sfavore: è disponibile in poche zone e, in Italia, sono quasi tutte sfruttate. Solare ed eolico, lo sappiamo, non sono costanti e per questo si stanno sperimentando dei sistemi di accumulo che, per il momento, non sono efficienti.

Dopo i rincari del gas russo si sta discutendo sulla possibilità di aumentare le trivellazioni in Italia che, negli ultimi 20 anni, sono state ridotte drasticamente. Nei primi anni 2000, infatti, estraevamo circa 20 miliardi di Smc di gas all’anno, oggi circa 3,5. Secondo una ricerca condotta dal MISE le riserve certe di gas Italiano si aggirano tra i 70 e i 90 Smc, è invece probabile che sotto il nostro suolo se ne nascondano circa 350 Smc. Considerando che il nostro fabbisogno annuo oscilla tra i 70 e i 75 Smc se estraessimo tutto il gas di cui abbiamo bisogno, potremmo andare avanti al massimo qualche anno.

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