Diversi sono stati gli episodi di ritrovamento da parte di ricercatori e sommozzatori di relitti sommersi, dai carichi più o meno preziosi ma soprattutto con una tragica storia tutta loro. Questo è un caso molto peculiare, un incidente avvenuto 150 anni fa ancora avvolto in un sottile alone di mistero: si tratta della nave SS Central America, affondata nell’Oceano Atlantico nel 1857 con 425 passeggeri ed un carico di 21 tonnellate  d’oro a seguito di un forte uragano, poi ritrovata solo nel 1988; in quell’anno, infatti, un ingegnere dell’Ohio, Thomas Thompson, dopo essere riuscito a farsi finanziare da un gruppo di investitori riuscì ad individuare il relitto a circa 2000 metri di profondità. Gli oggetti ritrovati all’interno del relitto hanno suscitato enorme interesse da parte dei ricercatori: oltre all’oro, parzialmente recuperato negli anni a venire, furono recuperate anche diverse foto risalenti a quell’epoca “lontana”. Ecco le parole del capomissione dell’operazione Bob Ivans: “I ritratti ci mettono in contatto con l’umanità dei passeggeri e con la loro tragedia. Non sappiamo chi siano queste persone; queste erano le ultime cose che i passeggeri possedevano sul ponte, prima che la nave affondasse, e rappresentano amici, parenti e forse anche loro stessi”. La foto di certo più rappresentativa è certamente quella soprannominata “La Gioconda degli Abissi”, raffigurante una ragazza di 18 anni ben vestita, con gioielli e pizzi, dallo sguardo e dal sorriso che colpiscono il cuore. In realtà, ancora oggi la nave è per il 95% inesplorata, e si ipotizza che lì dentro possano ancora esserci all’incirca 400 milioni di dollari in oro: insomma, uno dei più grandi e preziosi tesori sottomarini della storia.

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