A quasi quattro anni dalla sua comparsa, il Reddito di Cittadinanza (RdC) costituisce ancora
un tema spinoso. Si tratta di un sostegno economico introdotto dal Decreto n. 4 del 28
gennaio 2019 per il reinserimento nel mondo del lavoro e l’inclusione sociale. Il sussidio è
stato introdotto dal Governo Conte I, formato dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, il quale
ha inserito l’idea del RdC come punto qualificante del suo programma elettorale.
Il nucleo familiare di chi richiede questo sostegno economico deve possedere un ISEE
inferiore a 9.360 euro. Ma che cos’è l’ISEE? Si tratta dell’indicatore della situazione
economica equivalente, ovvero una “carta d’identità” che riporta la situazione finanziaria di
una data famiglia. Il beneficiario ottiene un’integrazione al proprio reddito e un sostegno per
le spese di affitto o di mutuo. Il RdC comincia a essere percepito a un mese dalla richiesta,
per un periodo continuativo massimo di 18 mesi, con possibilità di rinnovo.
Ma perché questa misura è tanto dibattuta? Quali sono i pro e i contro?
Dalle analisi emerge che il RdC funziona bene come strumento di assistenza contro la
povertà; infatti ad esempio è proprio grazie alla presenza di questo sussidio che la maggior
parte dei “lavoratori poveri” riesce a rimanere sul mercato del lavoro e a guadagnare
abbastanza per sopravvivere.
Nonostante ciò, il Reddito risulta inefficace a livello di politica attiva e di stimolo
all’occupazione. Secondo un sondaggio di Proger Index Research, poco più del 31% dei
ragazzi tra 25 e 35 anni non accetterebbe un lavoro con retribuzione uguale o inferiore al
reddito di cittadinanza; si tratta del cosiddetto “effetto divano”, che demotiva i beneficiari del
RdC a svolgere un lavoro e a dare il loro contributo alla società, dal momento che vengono
pagati senza dover fare nulla. Un altro difetto del RdC è rappresentato dall’elevato rischio di
truffe: solo nel 2021, i Carabinieri hanno rilevato 156.822 cosiddetti “furbetti”.
Il governo Meloni, in carica dal 22 ottobre di quest’anno, ha deciso di eliminare il RdC per
chi può lavorare, continuando invece a garantire sostegno a chi non è nella condizione di
farlo, come disabili, anziani, famiglie prive di reddito con minori a carico e donne in
gravidanza. Già dal 2023 non sarà più possibile presentare domanda e dal 2024 lo stop al
sussidio sarà definitivo.
Il Reddito continua a far discutere: chi lo considera una misura pienamente riuscita, chi lo
sdegna… Ma c’è una terza via: infatti molti ritengono che il RdC si possa tenere
apportandovi alcune modifiche. Per cui la soluzione in questo caso potrebbe stare nel mezzo,
come dicevano i latini: “In medio stat virtus”.

Alice Canato, Vanessa Barbini
Istituto F. Albert di Lanzo

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