Violenza psicologica: un insieme di atti, parole e minacce utilizzati per costringere gli altri ad
agire contro la propria volontà. Questo spregevole abuso si manifesta in diversi contesti,
dall’ambiente domestico al posto di lavoro. Recentemente però, la questione è emersa dal
mondo dello sport, grazie ad un’intervista di Repubblica a Nina Corradini, l’atleta
della Nazionale italiana di ginnastica ritmica che per prima ha trovato il coraggio di
denunciare gli abusi subiti nell’Accademia di Desio. La diciannovenne ha raccontato dei
pessimi comportamenti e atteggiamenti del suo team, in particolare dei suoi allenatori. “Non
c’era nessun tipo di conforto, era semplicemente: tu devi fare quello che dico io e se non lo
fai non servi a niente”, ha rivelato la Corradini, che ha poi ha raccontato di un pesante
giudizio fattole dall’allenatore, che l’aveva invitata ad evitare gli specchi, poiché avrebbero
riflettuto il suo “terribile aspetto”. Ma gli abusi non sono terminati qui, infatti, uno dei tasti
dolenti dello sport agonistico è costituito dalle diete inflessibili cui vengono sottoposti gli
atleti, e la squadra di Nina non ha fatto eccezione: “Il cibo diventa semplicemente
un’ossessione” ha spiegato. Durante l’intervista, inoltre, la ragazza ha raccontato di come lei
e le sue compagne programmassero le loro cene il sabato, poiché sapevano che il giorno
seguente non sarebbero state pesate. Questo tipo di atteggiamento da parte dei coach può
causare nelle atlete un aumento degli stati d’ansia e il disprezzo del proprio corpo, con
potenziale sviluppo di patologie gravi come anoressia e dismorfofobia. Nina ha raccontato un
episodio davvero toccante: una bambina di appena 12 anni costretta dall’allenatrice a correre
su un tapis roulant per 6 ore al solo scopo di perdere peso.
Un’altra testimonianza delle violenze psicologiche nello sport arriva dalla ginnasta Giulia
Galtarossa, costretta a spogliarsi sotto agli occhi delle compagne e derisa perché “grassa”.
Le parole delle ragazze non sono passate inosservate, infatti, nel 2010 la scrittrice Ilaria
Bernardini ha voluto dedicare un romanzo alla rigida preparazione che una campionessa di
ginnastica ritmica deve affrontare ogni giorno. L’opera s’intitola Corpo Libero ed ha riscosso
un enorme successo, al punto che la produzione Paramount + ha deciso di dedicarle una serie
televisiva, lanciata nell’autunno del 2022.
Queste testimonianze sono la prova schiacciante di come lo sport non sia più un simbolo di
solidarietà, inclusione e divertimento ma al contrario si stia lentamente trasformando in una
tossica rincorsa alle medaglie d’oro. Fortunatamente ci sono persone che trovano la forza di
andare contro questo sistema e così facendo diventano modelli per gli altri atleti, che a loro
volta contribuiranno a fermare gli abusi.
Non bisogna abbandonare la speranza che lo sport torni al suo vecchio splendore.

Vanessa Barbini, Alice Canato
Istituto superiore F. Albert

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