“Si può insegnare a uno studente una lezione al giorno; ma se gli si insegna la curiosità, egli continuerà il processo di apprendimento finché vive”. L’efficace aforisma di Argilla P. Bedford sembra creato apposta per una interessante proposta didattica, quella della “classe capovolta”, la “flipped classroom”. Grazie ad essa, la scuola non sarà più uno stress, ma diventerà un luogo aperto alla conversazione e alla discussione di notizie attuali, fonte di spunti di cui gli studenti, stimolati da argomenti più che da altri, cercheranno di approfondire il significato a casa. Si tratta di una modalità di insegnamento (supportata da tecnologie) in cui si invertono i tempi e i modi di lavoro: in un primo momento l’insegnante spiega, in un secondo momento agli studenti sono assegnati problemi da svolgere e su cui ragionare individualmente. Verrebbero così aboliti i soliti noiosi compiti e sarebbe lo studente a scegliere la materia preferita da approfondire. Questa modalità risulta altamente interattiva e gioca sulla dimestichezza dei giovani con le nuove tecnologie, come computers, tablet e smartphone. Il singolo studente è sempre online e viene pienamente coinvolto in ogni attività. La “flipped classroom” si aggiudica il posto tra le migliori candidate per un possibile cambiamento del sistema di istruzione in Italia: il gradimento nei confronti della scuola aumenterebbe e ne guadagnerebbe il livello di linguaggio utilizzato nella comunicazione tra più cittadini, perché l’economia odierna si basa sulla creazione di forum e sulla discussione di argomenti via videochat.

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