Il frequentare la scuola rappresenta per i ragazzi italiani un diritto e contemporaneamente un dovere, che da una parte ci fa sentire privilegiati, poiché abbiamo la fortuna di ricevere un’istruzione, cosa che non spetta ai ragazzi di alcuni Paesi del mondo, e dall’altra ci porta a non considerarlo in questo ottica, ma ad interpretarlo come un tormento e una noia a cui preferiremmo non essere costretti. Perché magari vorremmo dedicarci a quello che più ci interessa, ma soprattutto perché in molti casi consideriamo la scuola come del tempo perso, che vorremmo impiegare in altro modo, che poi non avrà riscontri nel futuro e che quindi non ci è di alcuno aiuto. E questa è la ragione principale che conduce molti dei ragazzi italiani a considerare la scuola come uno stress: quella che non siamo consapevoli dell’importanza che ricopre e quindi non mostriamo interesse verso di essa. Certo, la scuola ci costringe a passare tutte le mattinate seduti sui banchi attenti e concentrati, a trascorrere gran parte del nostro tempo chini sui libri a studiare e produce anche stress e ansia prima di compiti e interrogazioni; è quindi comprensibile che molti ragazzi siano scoraggiati da questi ritmi e vivano gli anni della nostra formazione scolastica ansiosi e sul filo di una crisi di nervi. Mentre un’altra consistenza porzione dei ragazzi preferisce sottovalutare la scuola e quindi evitare lo studio ed affidarsi alla fortuna e magari a qualche piccolo stratagemma per non perdere l’anno scolastico. Ma io penso che l’importante sia trovare il giusto ritmo, che ci permette di non arrenderci e abbandonarci allo stress, ma di vivere in maniera spensierato gli anni della nostra adolescenza senza rinunciare allo studio, che è fondamentale e ci permette di apprendere e aprire la nostra mente: si tratta di un’istruzione che forma la nostra persona e ci offre le basi per poter vivere nel mondo, privilegi che possiamo cogliere solo se prendiamo seriamente l’impegno scolastico e lo interpretiamo come diritto e non invece se lo consideriamo solo come un obbligo e un dovere. Certo, un po’ di ansia è sempre presente ed è naturale che produca dello stress, ma basta non lasciargli prendere il sopravvento. E lo stress penso quindi non sia necessariamente collegato alla studio e alla scuola poiché, sebbene spesso i professori esagerino con i compiti per casa e con le interrogazione, dovremmo vederla in una luce diversa: come qualcosa per noi, che non genera stress se non glielo permettiamo. Anche se, certo, una diminuzione dei compiti a casa e a scuola non dispiacerebbe a nessuno studente.

Laura Feliziani

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