La scuola è una realtà con cui noi tutti entriamo in contatto quotidianamente, per molti anni della nostra vita. È naturale che riguardo ad essa vi siano sentimenti e pensieri tra i più vari, a volte in accordo tra loro, altre volte in contrasto, soprattutto confrontando le nostre opinioni con quelle dei compagni di classe. È interessante notare quanto sia variegato l’ampio ventaglio di idee e commenti che ci vengono riferiti da quelle persone che vivono la nostra stessa mattinata lavorativa e, presumibilmente, anche il lavoro di studio individuale pomeridiano. L’atteggiamento più comune è, naturalmente, una grande noia che sembra ammantare tutti i sonnolenti studenti alle otto del mattino, ancora nel bel mezzo della disperata lotta contro il sonno. Sono più che convinto che tutti noi abbiamo sentito, se non ripetuto a nostra volta, la frase rituale: “ma perché dobbiamo andare a scuola? A che mi serve sapere la storia e la scienza?” Io personalmente sono pronto ad ammettere di essermi attenuto all’opinione generale per qualche anno, soprattutto tra gli ultimi anni di elementari e la seconda/terza media. Ma perché proprio questo periodo di tempo che sembra accomunare molti ragazzi? Ritengo che prima della quarta o quinta elementare si consideri la scuola solamente come un luogo dove stare con i propri amici e imparare qualche cosa di interessante, come a contare e a scrivere, e ci si rilassi al ritmo delle quiete giornate delle prime lezioni. Successivamente, tra le elementari e le superiori, il carico di studio e di nozioni da capire si fa via via più gravoso e inizia a pesare sulle spalle dei poveri ragazzini che non possono più essere considerati dei bambini. È proprio in questo momento della vita di ogni giovane che viene a formarsi quell’odio e quel disprezzo che, ahimè, diventano parte integrante della nostra vita e che, nei casi peggiori, può dare inizio a quelle classiche crisi adolescenziali che portano al ripudio dello studio e a una vita di stenti scolastici.
Eppure non è detto che debba andare per forza così. La terza media è un anno di impegno intenso, che ti spinge a studiare e a dare il meglio di te in vista dei terrificanti esami di stato. Questo è forse il momento più importante della vita scolastica di ognuno di noi: si viene catturati più intensamente che mai dagli studi e dalle materie che fino ad allora ci sono sembrate tanto noiose ma che, volenti o nolenti, ci ritroviamo costretti a padroneggiare. Qui iniziamo a scoprire tutto un mondo nuovo fino ad ora ignorato: il sapere umano. Esso è immenso e pieno di sfumature differenti, e può catturare chiunque con una delle forze più potenti del mondo, quella forza che ci ha permesso di evolverci e di diventare ciò che siamo: la curiosità. Nessuno di noi, per quanto refrattario allo studio, può dirsi esente dall’istinto intrinseco di ogni essere umano, da quell’istinto che ci spinge ad esplorare, a rischiare la vita, scalando le montagne e attraversando gli oceani solamente per scoprire cosa c’è dall’altra parte.
Può capitare che alcuni ripudino questa curiosità in nome della propria “indipendenza dalle istituzioni” o per conservare quella figura un po’ “disinteressata e felice di esserlo” che lo rende tanto ben visto dagli amici. Non posso che compatire i poveri ragazzi che hanno scelto questa triste e buia strada, che immancabilmente si vedranno negate tutte le gioie e le soddisfazioni della vita e del lavoro appassionato che avrebbero potuto ottenere se avessero seguito la retta via e avessero accolto dentro di sé la meravigliosa immensità della conoscenza.
La scuola potrà anche essere considerata da alcuni negativa e noiosa, e a lungo andare lo studio e la tensione per le prove scritte e le interrogazioni possono portare ad uno stress che in pochi sono in grado di sostenere. Ci si chiede se vale davvero la pena di lottare tanto solo per qualche numero su un foglio di carta e si perde di vista il significato della vera “scuola”, quella intesa come fonte di sapere e istruzione, per affibbiarle lo sgradevole titolo di “casa delle sofferenze”, dove odiosi professori si divertono a rovinare la vita delle persone, armati di pessimi giudizi e di penne rosse indelebili.
L’ansia da studio, prima di una verifica o di un esame, è una situazione che tutti dobbiamo affrontare costantemente durante il nostro cammino d’apprendimento. Sta ad ognuno di noi il duro lavoro di resisterle, di trovare degli argomenti a favore di quella incessante tortura che ci fa rimanere svegli di notte e ci relega in casa durante gli assolati giorni primaverili. Sta a noi dire “ne vale la pena!” e voltare un’altra pagina di quel titanico libro da studiare. Sta a noi l’arduo compito di non lasciarci abbattere, di non cedere allo stress che, come un macigno, ci schiaccia e ci spinge sempre più in basso, facendoci odiare la vita che dovremmo amare come il dono migliore che possiamo ricevere, che ci offre ogni giorno, anche tramite la scuola, nuovi spunti e motivi per apprezzare il mondo in cui viviamo.
Perché in fondo la conoscenza è qualcosa di superiore, qualcosa che nessuno di noi può comprendere appieno, ma che ognuno di noi, nel nostro piccolo, può contribuire ad arricchire. Per evitare di cedere alla depressione e all’ansia da scuola non dobbiamo fare altro che renderci conto di ciò che realmente la scuola ci offre: non la sofferenza, non la noia o la tortura, bensì proprio quel sapere che dovrebbe illuminare la vita di ciascuno di noi.
La conoscenza è proprio qui a un passo da noi, e non aspetta che di poter soddisfare una giovane mente assetata di sapere. Apriamo gli occhi, e lasciamola entrare.

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