Verifiche, interrogazioni, compiti a casa, ricerche; sono innumerevoli gli impegni scolastici e sempre maggiore è la tensione da essi provocata negli studenti.
Dal rapporto quadriennale sulla salute e il benessere dei giovani europei stilato dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si evince un dato allarmante: la scuola piace sempre di meno, ed è causa sempre maggiore di stress, che colpisce il 72% delle quindicenni e il 51% dei ragazzi (dato che subisce una lieve flessione con la diminuzione dell’età). Si tratta di dati preoccupanti, che senza dubbio non possono essere ignorati. Ad essere entusiasti della scuola sono percentuali irrisorie di adolescenti, dai quali emerge un generale malcontento nei confronti dell’istituzione scolastica. Solo Grecia, Estonia, Ungheria e Belgio presentano dati più allarmanti di quelli italiani, mentre i più entusiasti studenti d’Europa sono gli armeni.
Gli adolescenti italiani denunciano dunque di essere stressati dall’eccessivo carico scolastico e hanno un pessimo rapporto con la scuola. Tale malcontento è determinato soprattutto dalle pressanti richieste in termini di impegno, di ore di lavoro e dalla necessità di raggiungere determinati voti, che rappresentano giudizi eccessivamente assolutizzati da genitori, docenti ed alunni. La scuola è sempre più presente nella vita degli adolescenti e sembra non lasciare spazio ad altri interessi e passioni.
La pressione è certamente condizionata, poi, sia dal sempre più difficile rapporto con gli insegnanti che con i genitori, e dal rapporto di questi ultimi con la scuola stessa.
Probabilmente, per porre fine – o almeno contrastare – all’annoso problema, andrebbero in primo luogo ritirati i programmi, che risalgono a diversi anni fa e che appaiono sempre più avulsi dal reale mondo della scuola, che fatica a rispettarli. L’elaborazione di nuovi programmi, dunque, sarebbe senza dubbio la scelta privilegiata da operare. Anche gli orari scolastici sono causa di stress per gli alunni: si tratta, infatti, di poche ore in cui i docenti tentano invano di stipare il maggior numero di lezioni – e di materie – possibili, sovraccaricando gli alunni; un orario scolatici più equilibrato – che si tratti anche del cosiddetto “tempo pieno” – e che alterni materie pratiche e teoriche potrebbe dunque facilitare l’apprendimento degli studenti ed evitare loro una grande fatica.
Anche gli esami e le prove in itinere sono causa di grande pressione, ed il loro numero dovrebbe essere certamente ridimensionato, strutturando tali prove in maniera differente. E se le prove in itinere sono uno stress, cosa dire della tanto temuta prova di maturità, la quale sembra voler arrogarsi il diritto di giudicare senza alcuna reale conoscenza migliaia di studenti come se essi non fossero altro che numeri?
Anche il sistema delle bocciature – eliminato già in diversi Paesi – dovrebbe essere certamente ridimensionato, poiché esse spesso non spronano gli studenti all’impegno, bensì causano in loro ancora maggiore pressione e disistima di sé, rendendo ancora più difficoltoso il percorso scolastico.
Infine, chi non si è mai sentito stressato per i tanto temuti voti? Chi non ha mai calcolato la propria media scolastica, tentando di prevedere ogni decimale, ogni variazione che avrebbe potuto determinare il proprio successo o meno? I voti sono senza alcun dubbio assolutizzati da tutti: genitori, alunni ed insegnanti, ma davvero può una semplice cifra definire una persona e determinare la gioia o la tristezza di un alunno, condannandolo persino a ripetere l’anno?
Ciò che bisogna bocciare, innanzitutto, è proprio lo stress e tutto ciò che ne è causa.

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