L’anno scolastico sta giungendo al termine e tutti sanno che, specialmente adesso, bisogna rischiare il tutto per tutto al fine di riuscire a passare il giudizio finale dei docenti. In termini matematici e sulla base dei dati relativi all’apprezzamento delle istituzioni scolastiche, lo stress avvertito è senza dubbio direttamente proporzionale al passare dei giorni trascorsi in aula. Il classico studente italiano che, dopo un rigido inverno vede spuntare, ad illuminare la città, un bellissimo e splendente sole, simbolo di un’imminente primavera, ripensa all’obbligo di doversi sedere per ben cinque ore su una scomoda e fredda sedia in legno a fissare costantemente un rettangolo nero cosparso di polvere di gesso, non può che rammaricarsi per ciò che avrebbe potuto fare all’esterno di quella “prigione”. A differenza di un semplice e comunissimo lavoro, quello dello studente è più sofisticato, richiede un impegno fisico poco rilevante, quasi nullo, ma quello mentale è di notevole importanza. Al di là di prestare attenzione alle lezioni durante la mattinata, è obbligo nel pomeriggio ripensare agli argomenti affrontati, svolgere i compiti per il seguente giorno ed eventualmente riflettere ed esercitarsi riguardo ad una successiva probabile verifica. Tra l’altro, non si capisce per quale motivo i professori riescano a fissare le loro verifiche tutte incastrate in pochi giorni: per lo studente prepararsi in maniera adeguata ad ognuna di esse risulta un’impresa assai complessa. Conseguenza di tutto ciò…un esponenziale è comprensibile aumento del livello di stress.

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