Tanto giovani e già tanto stressati, stanchi della loro vita monotona scandita da verifiche, interrogazioni e ansia da valutazioni: la scuola, in Italia, negli ultimi anni è vista proprio così, un incubo da cui risvegliarsi il più presto possibile per non sprecare inutilmente gli anni migliori. Il carico di lavoro ritenuto eccesivo, le aspettative familiari e sociali, il commento ‘potevi fare di meglio’, il diffuso non riconoscersi nell’indirizzo scelto: queste le cause principali che, secondo alcune statistiche, rendono gli studenti sempre più allergici a banchi e quaderni. Quale vaccino utilizzare per prevenire questa epidemia? Diffondere sin da quelle stesse aule il concetto che essere istruiti è un privilegio conquistato nel corso del tempo e, magari, ricordare un po’ più spesso la propria indole da adolescenti: chi avrebbe voluto un calendario con cinque prove a settimana? Con meno compiti da svolgere dall’oggi al domani e con una distribuzione più equilibrata delle verifiche, gli studenti vivrebbero la scuola come un’opportunità da non gettare al vento tra areoplanini di carta fatti durante le lezioni. Ultimamente vengono lanciati sui social sempre più post dall’hashtag ‘questa scuola mi distrugge’: perché, allora, nel progetto della Buona Scuola, non prefiggersi la condivisione della parola d’ordine opposta, QUESTA SCUOLA MI FORTIFICA? Invece di considerare gli alunni solo come spettatori delle lezioni e non come parte attiva, sarebbe utile che i docenti si mettessero, dunque, dall’altra parte della cattedra: certo, i ragazzi non hanno un mutuo da pagare, una famiglia da mantenere, ma hanno più di un datore di lavoro da accontentare, perciò un’insegnante come il mitico Keating de L’Attimo fuggente che, oltre ai consueti compiti, possa offrire qualcos’altro da portare a casa, potrebbe rivelarsi l’antidoto per invogliare gli studenti a varcare ogni giorno quelle porte tanto odiate.

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1 Comment
  1. Marco 4 anni ago

    Ciao chiaraboc !
    Come non darti ragione e non essere d’accordo con te per ci

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