Il percorso scolastico compiuto da uno studente oggi in Italia è in parte superato negli altri paesi, dove si sono già prese strade differenti rispetto al tradizionale ciclo d’istruzione; l’impegno che richiede un liceo ma anche un qualsiasi istituto, per come noi cittadini lo intendiamo, è nettamente maggiore rispetto a quello impiegato per un altro tipo di percorso di studi proposto nel resto del mondo. Lo stampo dell’istruzione italiana è quindi orientato verso la tradizione e l’insegnamento delle stesse materie con gli stessi metodi: sorge qualche dubbio sull’efficacia di una scelta così rigida e poco flessibile e sulla consistenza numerica dei ragazzi eventualmente soddisfatti della scuola attuale! Infatti gli adolescenti italiani risultano essere fra i più scontenti d’Europa e il 72% delle quindicenni e il 51% dei ragazzi della medesima età si dicono colpiti dallo stress causato dalla scuola. Naturalmente, il fattore scolastico non può essere l’unico agente di stress in un adolescente: durante quegli anni, gli sbalzi d’umore sono all’ordine del giorno, si comincia a crescere e, molte volte, non lo si vuole accettare; considerando il periodo difficile comune a tutti i giovani di questa fascia d’età e gli ulteriori disagi che ognuno deve affrontare nel suo piccolo, è davvero necessario un percorso di studi così impegnativo? Si potrebbe alleggerire il programma, lasciare più libertà di spaziare, cimentarsi in argomenti più stimolanti per gli studenti che, insieme al professore, potrebbero tranquillamente intrattenere un dibattito arricchendo così il proprio bagaglio culturale, ma allo stesso tempo imparando a confrontarsi e sostenere le proprie opinioni. Altro motivo di malcontento è costituito probabilmente da quantità e natura dei manuali: sono davvero necessarie pagine fitte di parole incomprensibili, che i ragazzi tendono a imparare a memoria come una poesia, senza però comprenderne il significato? Trovandosi a dover rispondere ad un quesito non direttamente legato al testo da studiare ma ad un ragionamento più autonomo, lo studente che ha investito tempo in un apprendimento solo mnemonico per ottenere un voto almeno sufficiente, rischia di accorgersi di non aver fatto nemmeno caso ai veri concetti importanti e dopo poco scorda tutto, rendendo vano l’intero sforzo fatto. La tanto raccomandata “presa di appunti” è molto più efficace: se in classe ognuno prendesse i propri appunti, la confusione si dimezzerebbe o addirittura scomparirebbe. Le nozioni che fornisce l’insegnante sono sicuramente più utili e specifiche, mentre studiando da un testo si rischia di non dar peso, o darne meno, a passaggi fondamentali che il professore ritiene essenziali. Se poi il carico di studio non fosse così eccessivo e i compiti non tenessero occupati i giovani per tre quarti delle giornate, molti ragazzi sarebbero ben contenti di trattenersi a scuola per qualche attività extra, dallo sport, all’arte, al teatro o a qualche corso di potenziamento. La scuola deve certamente offrire una preparazione adeguata comprendendo tutte le materie, ma qualche data in meno di storia o il luogo di nascita di un autore scordato non stravolgono la vita, possono però rendere un po’ più rilassato uno studente stressato.

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