Siamo nel 1867, in pieno periodo coloniale. L’Impero russo vende alla potenza crescente degli Stati Uniti l’intero territorio dell’Alaska per un prezzo di circa 120 milioni di dollari attuali. La scelta era motivata sia dal bisogno di denaro sia dalla paura che l’Impero britannico, attraverso il Canada, potesse colonizzarla. Persa per persa, era meglio cercare di guadagnarci almeno qualcosa, ed è inutile precisare che nessuno badò alle opinioni degli “abitanti della merce di scambio”.

Arriva il XXI secolo: la situazione politica, economica e culturale del pianeta è quasi completamente cambiata. Peccato, però, che certi comportamenti persistano attraverso i secoli: circola infatti la notizia che lo Stato italiano venda delle isole a privati. Non pensiamo che sia come vendere le abitazioni ai cittadini! I terreni normalmente posseduti dagli abitanti di una città o delle campagne, come case, orti, botteghe, ristoranti, piccoli alberghi o campi coltivabili, sono importanti per la sopravvivenza personale e per l’economia locale. È difficile credere che l’acquisto di una porzione del nostro territorio da parte di un magnate possa essere importante per il mantenimento della sua vita, o che il suo sfruttamento economico possa essere di qualche utilità allo Stato. Perché, allora, cedere dei pezzi del nostro paese?

Ma le problematiche, purtroppo, non si fermano solo all’ambito patriottico o economico: non bisogna dimenticare il lato naturalistico della faccenda. Ad esempio, sarebbe più che tollerabile, o anche augurabile, uno sfruttamento a tempo indeterminato di un’isola particolare, a scopi di protezione o studio ambientale. Invece, l’obiettivo principale di quelli che possono corrispondere a dei monarchi moderni consiste nella costruzione di alberghi di lusso destinati ad ospitare la componente più agiata della popolazione, con un elevatissimo guadagno. In alternativa, si possono edificare residenze di lusso private, a beneficio dei proprietari stessi. Queste ultime non risultano neanche particolarmente utili. Nel caso che il proprietario si dia almeno da fare per il proprio patrimonio, la sua “reggia” risulterà abitata per poche settimane all’anno, per impegni vari di lavoro. Nel caso contrario, quindi se almeno si può dire che la costruzione dell’edificio è servita a qualcosa, vuol dire che il proprietario è un nullafacente che vive di rendita. Se il nostro Paese continuerà a smembrarsi da solo, non farà altro che peggiorare la sua situazione sotto qualsiasi punto di vista. L’eventuale vantaggio economico iniziale si esaurirà nel giro di poco tempo e tutti i profitti che avrebbe potuto ricavare lo Stato andranno ad altri.

0
Commenti
  1. martinamaida 4 anni ago

    complimenti, hai scritto davvero un bell’articolo.

  2. hanaa 4 anni ago

    Ciao gstecca!
    Il tuo articolo

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account