L’Italia sembra cadere a pezzi. Letteralmente. L’Isola di Budelli, perla naturale sita nell’arcipelago della Maddalena, è stata recentemente acquisita per poco meno di tre milioni di euro da un imprenditore neozelandese, il quale ha scatenato diverse polemiche dopo aver chiarito la propria intenzione di trasformare la porzione incontaminata dell’arcipelago maddalenino in un maxi resort. La stupenda spiaggia rosa è dunque destinata a scomparire, inglobata dal cemento, dalle speculazioni, dagli hotel di lusso?
La piccola isola italiana, tuttavia, non è l’unica vittima del nuovo spietato mercato, che offre isole in saldo ai più opulenti. Sempre in Italia l’isola di San Clemente, nella laguna di Venezia, é stata ufficialmente acquisita da un noto gruppo turco, che ha proceduto al restauro e alla riapertura del lussuoso resort in essa ospitato.
La svendita dei gioielli naturalistici non è però limitata allo stivale tricolore: è un fenomeno che riguarda soprattutto la Grecia, che dispone senza dubbio di una vasta gamma di isolette (sono circa seimila le isole elleniche) da poter cedere. La crisi greca costringe il governo Tsipras a vendere, spesso con prezzi irrisori, pezzi del proprio Paese a chi dispone di sufficiente liquidità: una prospettiva aurea per gli spregiudicati magnati del globo. Dopo aver venduto Skorpios, anche Spalathronisi, Dokos, Aspronisi e Drymos sono state acquisite da russi, ciprioti, cinesi, inglesi. Del resto, la stessa troika, triumvirato costituito da rappresentanti della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, ha esortato il governo greco a vendere i propri patrimoni per rimpinguare le sofferenti casse dello stato. Persino il Partenone era stato oggetto di particolari attenzioni.
È un mercato dunque sempre più ampio, quello delle isole, che sembra non curarsi delle conseguenze della svendita di tali patrimoni naturali. Frane di detriti fatte precipitare in mare, cementificazioni, strade che tagliano come ferite le colline verdeggianti, innumerevoli cantieri; sono alcune delle operazioni alle quali le perle naturali sono sottoposte. Gli hotel di lusso prendono il posto dei ruscelli; i resort soppiantano i boschi rigogliosi; le ville sostituiscono le spiagge dorate; i ristoranti rimpiazzano le colline verdeggianti. La banalità prende il posto della meraviglia. Ed i turisti, inevitabilmente, dissentono, mentre vedono scomparire le bellezze che tanto avevano agognato, incise sulle guide turistiche di tutto il mondo.
Forse lo Stato non dispone dei necessari fondi per salvaguardare il proprio patrimonio, ma è davvero necessario negare il pubblico diritto alla bellezza, alla meraviglia?
Tutto è in vendita, insomma, persino la bellezza inestimabile ed immortale, le cui stime monetarie non saranno mai sufficienti. Esiste forse del denaro in grado di acquistare una spiaggia rosa, un mare cristallino, una sabbia dorata, un prato fiorito, un tramonto ambrato?
Forse dovremmo imparare a riconoscere e proteggere le nostre bellezze, poiché non vi è denaro che possa comprarne l’unicità. Dovremmo imparare a garantire il diritto alla meraviglia ed alla bellezza, educando le future generazioni affinché preservino e custodiscano gelosamente l’immenso patrimonio naturale che ci è affidato, proteggendolo dall’avidità e dalle speculazioni di chi la vera bellezza non riesce a vederla. Il diritto alla bellezza può salvare l’umanità.

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Commenti
  1. hanaa 5 anni ago

    Ciao miristella dalla redazione I Carbo…Idrati!
    Il tuo articolo mi

  2. mikyreporter 5 anni ago

    Il tuo artic olo

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