Che cosa faremmo se in un futuro prossimo ci ritrovassimo l’Italia divisa in tanti stati e staterelli, come nel Medioevo, ognuna di proprietà di qualche plurimiliardario sfondato?
Beh, non si potrebbe fare molto in questo caso. Quindi conviene ora più che mai opporsi alla compravendita di lembi del nostro Belpaese, dato che è recentissima la notizia del neozelandese Michael Harte, che ha acquistato per la modica cifra di quasi tre milioni di euro una delle piccole isole dell’arcipelago della Maddalena, l’isola di Budelli, famosa per i suoi fondali rosa. Inutile dire che il governo è stato più che accondiscendente a cederla al magnate straniero, per ricucire delle ferite economiche createsi negli ultimi tempi in casa Italia.
Il nuovo proprietario dell’ex isola sarda afferma di voler trasformare il piccolo paradiso insulare in un simbolo, un museo a cielo aperto, aggiungendo anche di volervi impiantare uomini e risorse e valorizzarlo il meglio possibile. Ma la verità dietro al pingue investimento del signor Harte, la sa solo e unicamente lo stesso signore Harte. Si pensa infatti che, dietro a questi motivi incredibilmente buonisti, possano nascondersi scopi di lucro.
Oggi parliamo di quella briciola della Sardegna e potremmo anche voltare le spalle al fatto che sia passata dallo Stato Italiano a proprietà privata, perché non è Agrigento, non è Capri, non è Milano, non è Roma. La cosa grave, però, sta proprio nel convincersi veramente di pensieri del genere: infatti lo spezzettamento di questa grande torta che è l’Italia parte da tali apparentemente “piccoli e insignificanti” eventi.
Ora, proviamo a pensare a una grande città come Roma. Un giorno come tutti gli altri, un mega miliardario vola fino a qui per acquistare la città intera, monumenti classici inclusi, rendendola proprietà privata con un solo abitante: se stesso. Adesso capiamo di che cosa stiamo parlando?
Oggi Michael Harte e i suoi (quasi) tre milioni impiegati su quel pezzettino di Mediterraneo, che non si può vedere nemmeno sul mappamondo, ma domani, chi lo sa? Potrebbe accadere di peggio. E tutto perché lo Stato non si rimbocca le maniche, cercando di risollevarsi economicamente in altri modi, forse più impervi e faticosi, ma sicuramente meno estremi di così. Sono dunque assolutamente contraria al cedimento di pezzi del nostro Stivale per cifre che non dovrebbero neanche esistere, perché penso- così come tutti i cittadini del mio Paese, ne sono certa- che anche il più insignificante tassello d’Italia abbia un valore storico, culturale, ambientale e tradizionale inestimabile, su cui non si dovrebbe neanche pensare di contrattare a tavolino, liquidando i sacrifici che hanno fatto i nostri antenati proprio per ottenere l’Italia unita: Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini, tutti i martiri della Resistenza… Quindi, perché vanificare i loro sforzi e tutto il sangue versato, le urla di battaglia contro il nemico che voleva impossessarsi della nostra Nazione, i grandi piani di ancora più grandi menti che bramavano un’Italia unita e compatta? Solo per ragioni economiche? Credevo che gli Italiani fossero più intelligenti di così, che sapessero trovare altre soluzioni, con la loro mente, il loro genio e le loro braccia. Ma confido ancora che usino il buon senso e non dipendano, come sanguisughe, dal primo riccone che passa per strada.
Non torniamo al Medioevo.

Federica Maria Rotulo

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1 Comment
  1. ricanews 4 anni ago

    Come sempre un articolo molto ricco, argomentato in ogni dettaglio e scritto molto bene. Hai dato una visione di quella che potrebbe essere l’Italia, con tante piccole isole o territori come San Marino, Stato nello Stato. Anch’io ritengo che l’Italia dovrebbe cercare di risollevarsi economicamente in modo diverso.

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