NEET è una sigla inglese che indica una persona che non è impiegata, né nel lavoro né nello studio.
Questa definizione si attribuisce soprattutto ai giovani tra i 15 e 29 anni che non sono iscritti a scuola, né università, che non lavorano e non seguono nemmeno corsi di formazione o aggiornamento professionale: Not in Education, Employment or Training. In casi estremi questo fenomeno si può estendere in una fascia di età fino ai 65 anni, in questo caso vengono definiti “madao”, che in giapponese significa: vecchio completamente inutile. Nel nostro paese sono oltre 2 milioni, il 21.9 % della popolazione nazionale per la fascia 15-29. Più della metà è costituita da donne del Sud (Napoli, Catania, Palermo e Brindisi) hanno un livello di istruzione medio-basso, licenza media o diploma superiore. La maggior parte ha anche smesso di cercare un’occupazione sia per quanto riguarda gli uomini. I più recenti studi dimostrano che un diplomato tecnico impiega meno tempo a trovare un lavoro di un laureato, e che nel medio periodo le retribuzioni sono più alte; – Se non si inverte la questa tendenza – spiega Gentili- si depauperano le imprese di forza qualificate e si rischia che questi ragazzi entrino nel tunnel della disoccupazione giovanile e facciano parte delle esercito dei NEET – . Gli EET: Emplayed Education and Trained. Questa definizione si attribuisce soprattutto ai giovani tra 15-29 anni. Il rapporto del CENSIS dimostra che dal 2006 al 2016, i giovani imprenditori sono aumentati: il 41.1% al Sud il 18,7 nelle regioni centrali, il 15,7 nel Nord-Est e 24,7 nel Nord-Ovest. – Bisogna semplificare la procedura per aprire un’impresa – ha sottolineato Gardini – bisogna rendere accessibile il credito, accompagnare i giovani nella costruzione di un piano industriale e il controllo della gestione della propria attività. Questo perché le aziende devono nascere ma anche essere longeve, non devono chiudere dopo tre anni di attività. Questo è il grande sforzo – conclude Gardini. Partendo da questi dati noi ragazzi pensiamo che il mondo è cambiato dal primo dopo guerra. È cambiato perché le persone hanno paura di vivere, di mettersi in discussione, paura di intraprendere altre strade .
Non c’è più l’idea del sacrificio per ottenere dei risultati, nessuno regala niente. Solo costanza e sacrificio porta a dei risultati.

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