Fin da piccoli si è proiettati a scuola e nel gioco a costruire, mantenere e proteggere la propria reputazione: nessuno vuole giocare con chi dicono non rispetti le regole, nessuno vorrebbe frequentare un bullo. Certo, basarsi sul concetto di reputazione per instaurare un rapporto è sicuramente superficiale, ma spesso diventa così importante, da sovrapporsi a ciò che un individuo è realmente, fino a diventare un tutt’uno col giudizio generale anteriore alla conoscenza; il giudizio e le sentenze affrettate possono, infatti, creare inutili etichette con conseguenti irreparabili danni. Al giorno d’oggi, nell’era del digitale, la prospettiva è completamente ribaltata: la credibilità sul web, non dipende solo da ciò che gli altri pensano di noi, ma soprattutto dipende da noi, dai nostri comportamenti. Qualcuno potrebbe affermare che anche prima dell’avvento delle nuove tecnologie le nostre azioni erano il fondamento della reputazione ma, in realtà, l’integrazione tra vita reale e social rende il nostro modo di agire e il nostro mondo ancora più trasparente agli occhi di chi interagisce con noi: condividere significa essere disposti a rivelarsi per quello che si è, accettandone conseguenze sia positive che negative. Per alcuni, mettere “mi piace” o commentare un post sarebbero atti superficiali e irrilevanti, in quanto nessuno ci dà la certezza che siano veramente pensati: i messaggi veramente importanti sono quelli che si comunicano faccia a faccia, non quelli inviati tramite un click, nascondendosi dietro lo schermo di un computer, perché i social non sono la vita reale. Nascosto tra un like e l’altro, potrebbe nascondersi qualcosa di diverso, magari un modo per farsi notare, per attirare l’attenzione, un modo per farsi accettare anche nella realtà, mascherando il proprio carattere, il proprio pensiero. Inoltre, cliccare “mi piace” significa “ho visualizzato il tuo post e lo apprezzo” ed è un aspetto estremamente soggettivo, condizionato da molti fattori, ad esempio la simpatia verso l’utente che lo pubblica, perché se un’immagine che noi apprezziamo venisse postato da un coetaneo che non ci sta a genio, non cliccheremmo mai quel cuore. La differenza, in ogni caso, la fa chi ha la capacità di gestire i commenti negativi: non quello che gli altri sostengono di noi a priori, ma quello che dicono di noi a seguito di un comportamento concreto, ecco dove si gioca la vera credibilità online. Molti intellettuali ritengono che i social si siano trasformati lentamente da luoghi dell’esibizionismo, luoghi del mostrarsi per quello che si fa, in luoghi dell’anima, dove l’identità prende un ruolo sempre più importante e dove il privato e il pubblico sono indistinti. Proprio per questo si deve stare attenti a quello che si scrive online: basta anche soltanto una virgola inserita nella posizione sbagliata, perché la nostra reputazione venga distrutta.

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