“Mollo tutto e me ne vado”: questa è una delle frasi più comunemente pronunciata nella vita di tutti i giorni, espressa solitamente nei momenti di maggiore debolezza, quando si è portati allo stremo delle proprie forze, ma sappiamo veramente qual è il significato di questa semplice frase? La prima cosa che può pensare una persona quando immagina di lasciare la propria vita per intraprendere una nuova avventura è quella di andare a vivere su un’isola sperduta nei tropici o in una piccola baita di montagna nel Nord America, di abbandonare le fatiche, le delusioni, le persone e i propri fallimenti. Ma vale davvero la pena accontentarsi di una vita semplice, privata magari delle comodità della città e della vita quotidiana, solo perché si è stanchi o delusi della vita di tutti i giorni? Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle. Quando siamo davvero demoralizzati vorremmo guardarci allo specchio e vedere una nuova immagine di noi. L’insoddisfazione di quello che la vita può offrire sembra essere la causa prima dell’infelicità delle persone, affette dall’incapacità di modificare il presente per avere un futuro migliore, ma non tutte le cose che ci stanno attorno possono essere modificate. Il cambiamento infatti non è semplice, anzi, risulta essere molto più difficile di quanto sembri, ci sono persone che preferirebbero morire piuttosto che cambiare: la pigrizia è comune a molti. Se cambiare richiede troppi sforzi o fatica, non solo fisica ma anche emotiva, ecco che si trovano giustificazioni e alibi per sabotare, evitare o rimandare il cambiamento, e già quando accettiamo ciò che non possiamo cambiare, e ci impegniamo a cambiare ciò che è nelle nostre possibilità, siamo sulla buona strada e nessuno può agire per noi: ognuno può trovare dentro di sé l’energia per realizzare il cambiamento che desidera, ma se fosse l’uomo stesso ad autoaccusarsi dei propri fallimenti e della propria infelicità? Lo stesso Pascal chiedendosi da cosa l’uomo fuggisse continuamente, giunse alla conclusione che l’uomo fugge dalla sua infelicità costitutiva, dalla percezione della propria insufficienza. Non è da egoisti trasformare ciò che potrebbe significare opportunità in un vano strumento contro le nostre paure? Poiché “il coraggio è una virtù che sfugge all’ipocrisia”, come affermava De Balzac, appropriamoci della forza di affrontare noi stessi e il mondo circostante senza scappare e facciamo della vita il viaggio dei nostri sogni, perché probabilmente si vive una volta sola, e non è “conveniente” buttare via la più grande possibilità che ci è stata offerta, quella di vivere. 

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