Fuggire, sì, ma da cosa? Dall’opprimente routine o dalle proprie responsabilità? Un atto di coraggio o un gesto di menefreghismo? Un po’ entrambe le cose. Chi di noi non ha mai pensato di mollare tutto, partire e non fare più ritorno? Il nomadismo ci sembra un sinonimo di libertà assoluta, di totale distacco dai condizionamenti esterni. Quando tutti gli impegni presi, le responsabilità, il rispetto delle leggi non scritte ci soffoca rinunciare ad avere una dimora fissa non ci sembra la peggiore delle opzioni. Capita a tutti, prima o poi. A tutti – o quasi – torna poi in mente di dover annaffiare le piante sul balcone, di dover finire di studiare per l’esame o di doversi svegliare alle 6.00 per arrivare in orario a lavoro. La fuga ci passa di mente, non rientra più nelle nostre concrete possibilità di cambiare vita. È un azzardo, ma non un’utopia. Rompere la barriera della nostra comfort-zone è il passo più intrepido e difficile di tutti. Chi si licenzierebbe, venderebbe la casa di una vita e avviserebbe i parenti a decisione già presa? Una maestra e un rappresentante di Bologna, i signori Scola, ce l’hanno fatta. Hanno comprato una barca a vela e hanno aperto la gabbia di pressioni che li aveva fino ad allora tenuti prigionieri. Ci vuole coraggio e anche un bel po’ di amor proprio per decidere di dare una svolta alla propria vita. Non è necessario il solo coraggio, ahimè, bisogna avere un grande spirito di adattamento; senza un lavoro “più o meno fisso” la disponibilità economica non è la stessa e bisogna saper minimizzare i costi per poter “vagabondare dignitosamente”. Sarebbe bello, secondo me, saper prendere il meglio del nomadismo e del sedentarietà: avere la possibilità di fuggire ogni qual volta lo si desidera è la vera libertà, decidere di staccare dal tran tran quotidiano, prendere il primo volo e partire, ma questo è possibile solo dopo aver raggiunto la prima tappa della libertà nel mondo capitalista in cui viviamo che è l’indipendenza economica. Senza una dimora fissa, amici, famiglia, senza avere gettato gli ormeggi non si può ambire all’autonomia. Ma cosa ci assicura la vera libertà? Essere i capi di se stessi e arrancare per 10 € al giorno? Oppure guadagnare sottoposti alla gerarchia d’azienda, ma poter spendere anche 100 € al giorno? Non gettare radici oppure essere in balia del vento? Come scriveva J. R. R. Tolkien ne “Il Signore degli anelli” “non tutti coloro che vagano si sono persi”, sono in realtà alla ricerca della propria personale libertà.

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